Conoscenza, bene comune della societa' della conoscenza
Una riflessione e una adesione all'iniziativa di Petrella
Qui trovate una serie di 5 straordinari articoli di Riccardo Petrella sui beni comuni, apparsi sul Manifesto, dove si propone di partire dai beni comuni, per una ricostruzione sociale e uno sviluppo alternativo.
In questi articoli, Petrella traccia una possibile strategia per il governo Prodi, partendo dal concetto di Bene Comune, iniziando dai temi dell'acqua e della conoscenza .
L'approccio proposto da Petrella, trova il nostro forte e pieno consenso e supporto.
Infatti noi comunisti del gruppo di lavoro sul libero sapere, sul tema specifico dei beni immateriali, da anni sosteniamo che debbano essere considerati un bene comune, un patrimonio dell'umanità. Che una loro mercificazione, porta ad un impoverimento complessivo della società.
Il 25 Settembre 2006, nella sala della Pace, della Provincia di Roma, si e tenuta una conferenza di approfondimento dalla quale è uscita la proposta di sviluppare ulteriormente il tema, definire quali sono i beni comuni, e infine lanciare una campagna di 8 mesi di "presa di coscienza". Il dibattito introdotto da Riccardo Petrella, ha visto rilevanti interventi di approfondimento, da citare l'intervento di Stefano Rodotà.
Petrella sostiene che esistono oggi condizioni favorevoli, a livello mondiale, europeo e nazionale per perseguire il progetto di costruire, partendo alcuni paesi fra i quali l'Italia, nel corso dei prossimi dieci/quindici anni, una nuova «res publica» fondata sui beni comuni.
Il gruppo di lavoro sul libero sapere, che e' nato sulle stesse convinzioni e si batte da sempre contro la mercificazione della conoscenza, saluta con piacere questa iniziativa e battaglia comune.
Petrella fa notare che "non esiste una società (da «socio»)
senza beni comuni. Una società che non ha una cultura ed una pratica
dei beni comuni non è una società, una comunità. L'Italia
sta sempre meno funzionando come una comunità, una società. Si
ha l'impressione che l'Italia sia diventata negli ultimi anni un insieme di
soggetti/proprietari un sistema di territori e di città in concorrenza
fra loro per lo sfruttamento delle risorse locali e degli altri territori."
"L'Europa ha cessato di rappresentare una «comunità»
da costruire nell'interesse di tutti". "Assistiamo all' emergenza
di un nuovo capitalismo molecolare, locale, municipale, innovativo, operante
in rete, flessibile, culturalmente libero dai vincoli di condivisione e di solidarietà
territoriali, capace di misurarsi con i migliori e competere sulle scene mondiali,
soprattutto per <<vincere>>.
Non è su queste basi che le nostre società potranno ricostruire
il vivere insieme."
Il riconoscimento dell'esistenza di beni comuni è alla base di una visione cooperativa e solidale della società, del mondo. Impedendo al capitale di impadronir[sene] [...] si contribuirà altresì ad un riequilibrio di fondo nei rapporti tra lavoro e capitale.
Petrella presenta una definizione di beni comuni, che include:
"3) responsabilità e proprietà collettive in una logica
di solidarietà pubblica. Lo Stato, rappresentante
la collettività dei cittadini, la comunità politica, è
e deve essere il responsabile dei beni comuni, di cui i cittadinisono solidariamente
proprietari attraverso lo Stato e le altre collettività pubbliche (locali,
regionali….);
4) l'inevitabilità dell'integrazione delle funzioni di proprietà,
di regolazione, di governo/
gestione e di controllo sotto la responsabilità di soggetti pubblici:
Principio del carattere pubblico sia della proprietà del bene (acqua,
foresta, piante, fonti energetiche...)
e delle infrastrutture (reti idriche, energetiche, di trasporti, di informazione
e comunicazione…) che della gestione dei servizi corrispondenti.
Vista la finalità/funzione di un bene comune pubblico che è quella
di essere al "servizio" dell' interesse collettivo della comunità
e di operare nel campo dei diritti, v'è netta incompatibilità
tra interesse pubblico e gestione affidata a soggetti portatori di interessi
privati
5) la partecipazione reale, indiretta e diretta, dei cittadini al governo dei
beni comuni /pubblici. "
"La democrazia è estranea al funzionamento di una società
a capitale privato, anche se parzialmente e minoritario. Non v'é democrazia
possibile in una SpA anche se a capitale pubblico.
In una logica mercantile, quello a cui il capitale può/deve fare attenzione
è il cliente, il consumatore, ma non il cittadino
Questo spiega perché i beni e servizi comuni pubblici sono e devono essere
sanciti, salvaguardati e socializzati attraverso: leggi che stabiliscano i principi
ispiratori di base; regole che applichino i principi; istituzioni che controllino
l'applicazione dei principi; mezzi per allocare le risorse necessarie; meccanismi
di valutazione collettiva sul governo dei beni e servizi comuni.
L'insieme di questi elementi forma il governo pubblico dei beni/servizi comuni
e marca culturalmente la progettualità statuale di un Paese.
Il nuovo governo Prodi non puo' sfuggire al dovere di esercitare il proprio
potere di statualità nel campo dei beni/servizi comuni, salvo accettare
l'abbandono della propria sovranità e responsabilità a vantaggio
di soggetti privati, locali, nazionali ed internazionali, sprovvisti di legittimità
statuale, od ad organismi intrernazionali intergovernativi la cui capacità
di statualità é il risultato di rapporti di forza ineguali tra
gli Stati membri formalmente sovrani.
Nessun bene è stato riconosciuto dalla comunità inter-nazionale degli Stati come bene comune mondiale, tanto meno come bene comune pubblico mondiale. Tutt'al più è stata riconosciuta l'esistenza di beni mondiali non appartenenti a nessuno ( il caso dell'Antartide, degli oceani, dei fondi marini extraterritoriali….). Il che significa che nelmentre il capitale si sta mondializzando sempre di più, i poteri pubblici restano organizzati su basi "nazionali" e non riconoscono alcun benecomune pubblico mondiale.
Anzi, hanno fatto e fanno di peggio con la liberalizzazione e la privatizzazione
dei beni e servizi in passato pubblici. Stanno dando il potere politico al capitale
mondiale.
Siffatta situazione rende conto della criticità della sfida attuale della
"res publica".
In effetti, il diritto alla vita per tutti gli abitanti del pianeta ed il divenire
pacifico e solidale dell'umanità dipendono dal riconoscimento dell'esistenza
di beni comuni pubblici mondiali, dalla loro promozione e salvaguardia.
Qual'é la concezione e le scelte politiche strategiche proposte dal governo
Prodi in materia?"
In questi articoli, Petrella traccia una possibile strategia per il governo Prodi, proponendo di istituire un Segretariato di Coordinamento Nazionale per i Beni Comuni, partendo da acqua e conoscenza .
Negli articoli (in particolare l'ultimo) svela la logica soggiacente alla vulgata
sulla societa' della conoscenza, in particolare promossa dalla Commissione Europea,
ossia la quale afferma che:
- la conoscenza e' un capitale strategicamente decisivo per la competitività
delle imprese e per la sicurezza dell’economia di un paese. Essa éun
bene economico di cui l’impresa, specie privata, deve assicurarsi il potere
di accesso e di uso, nell’interesse della competitivtà dell’economia
nazionale. Ciò, sia direttamente tramite l’appropriazione privata
(vedi la centralità del brevetto/proprietà intellettuale), sia
attraverso il controllo dell’uso ( vedi norme, standards Iso, accordi
tra imprese in materia di R&S...), sia attraverso il finanziamento.
- c’é poco da fare contro l’inevitabile knowledge divide
che sempre più separerà nel mondo le persone, i gruppi sociali,
le città, le regioni, i paesi tra coloro che «sanno» perché
posseggono la proprietà e/o il controllo delle conoscenze tecnico scientifiche-
manageriali e quelli che «non sanno»."
Petrella cita: "Il governo non può restare su queste posizioni.".
Parla di creare degli "Atelier della Conoscenza" e "L’urgenza
riguarda la messa inopera di una ingegneria sociale della conoscenza, cioè
l’identificazione dei mutamenti profondi da portare, grazie anche ad una
conoscenza poliedrica e non esclusivamente tecnico-reddditizia, al sistema energetico,
alla gestione del territorio, ai trasporti urbani, ferroviari, al rinnovodei
trasporti fluviali e marittimi, alla soluzione dei problemi della casa edell’abitato
urbano, all’organizzazione della salute, ai problemi degli anziani, alle
questioni dei bambini, della loro educazione e socializzazione, dei loro media,
cosi come degli adolescenti. In molti casi ci si accorgerà che é
meno un problema dirisorse finanziarie che un problema di cambio nei modi di
fare, nei processi di produzione, nei sistemid’informazionee di comunicazione,
nei modi di consumo, di sprecare, di risparmiare, di organizzare le finanzelocali,
di cooperare"
Gli articoli e l'iniziativa di Petrella , confermano la correttezza delle
battaglie al Parlamento Europeo e l'analisi sulla conoscenza del gruppo di
lavoro sul libero sapere.
La strategia di Petrella, e potrebbe diventare una battaglia comune di PdCI,
PRC, Verdi, Sinistra anticapitalista, e di tutti i lavoratori della conoscenza.