Gli hacker, nuovi partigiani, salvano l'indipendenza del Venezuela
che decide che il controllo
delle tecnologie informatiche
è strategico e migra verso il software libero
e riafferma che la conoscenza non ha proprietari
« Logiciels Libre.
Ceci fait suite au principe de l’indépendance scientifique
nationale, pour que nous ne dépendions pas uniquement de logiciels
propriétaires. Hugo Chávez |
(ben raccontata nel documentario che circola in rete dal titolo “El rescate del cerebro de PDVSA” - è esemplare e forse spiega parecchio della convinta scelta del governo venezuelano di abbandonare rapidamente il software proprietario (Microsoft), di migrare verso il software libero, e di formare il più rapidamente possibile una generazione di tecnici venezuelani esperti in Linux e in software libero.
Nel 2002 in Venezuela si sono svolti 2 colpi di stato.
Il primo, in aprile, “convenzionale” secondo la consolidata tradizione
di questa antica pratica: occupazione del palazzo presidenziale da parte dell'esercito,
arresto del Presidente, nomina di un governo d'emergenza etc.
Fallito il primo, nel dicembre dello stesso anno si è svolto un secondo
colpo di stato con caratteristiche nuove ed esemplari.
Gli informatici ripetono da tempo quanto sia importante l'indipendenza tecnologica:
“la capacità di controllo della tecnologia che si usa è
una questione strategica”, dicono.
Dal dicembre 2002 gli stessi informatici hanno a disposizione un esempio pratico
che fa tremare i polsi.
In quel mese si svolge infatti lo sciopero dei dipendenti di PDVSA che mette
in ginocchio il paese e rischia di far saltare il governo. Un sciopero particolare:
il primo sciopero organizzato dal management nella storia di PDVSA.
Il petrolio venezuelano è stato nazionalizzato negli anni '70. PDVSA
venne fondata incorporando in questa tutte le società private che prima
erano controllate dalle diverse multinazionali. Il management di PDVSA però
non era mai cambiato, anche dopo che il governo Chavez si insediava in Venezuela.
PDVSA restava un'isola di privilegi in Venezuela, ostile al governo Chavez.
La gestione di tutti i servizi informatici di PDVSA era affidata in outsorcing
ad Intesa, una società partecipata al 40% dalla stessa PDVSA, ed al 60%
da SAIC, una società legata al governo statunitense.
L'accordo tra PDVSA ed Intesa stabiliva che Intesa non sarebbe stata responsabile
in caso di inefficienze causate da uno sciopero e, in ogni
caso, PDVSA poteva parlare ad Intesa solo per mezzo di dipendenti inclusi in
un elenco chiuso, tutti in sciopero nel dicembre 2002. Intesa non diede mai
corso alla richiesta del Presidente di PDVSA di consegnare i codici di controllo
del sistema informatico di PDVSA.
PDVSA era in ginocchio. Non usciva una goccia di petrolio dai depositi.
La società fu salvata da un manipolo di hackers che rimisero in piedi
pezzo per pezzo il sistema informatico di PDVSA.
Ma da allora PDVSA e tutto il Venezuela ha una nuova consapevolezza: il controllo
delle tecnologie informatiche è strategico.
Con decreto presidenziale n. 3390 del 28 dicembre 2004 il Venezuela ha decisamente
preso la strada del software libero.
In base a questo decreto tutti gli enti del potere esecutivo dello stato venezuelano
devono attivare un processo di migrazione al software libero con tempistiche
stringenti.
Ecco cosa è accaduto da Punto Informatico
In Venezuela si è svolto da dicembre a gennaio 2003 un clamoroso sciopero
nazionale che ha avuto nella compagnia petrolifera nazionale, la PDVSA, un importante
soggetto che partecipava in parte alle proteste. Contrariamente alla consuetudine,
lo sciopero era perlopiù di dirigenti del paese, che hanno pagato lo
stipendio ai lavoratori che hanno aderito all'agitazione. Quella che molti hanno
definito una "serrata" mirava a provocare manifestazioni generali
e a spingere il presidente Hugo Chavez alle dimissioni: a tal fine il blocco
delle attività petrolifere era strategico per gli scioperanti. I proventi
dalla produzione del greggio sono notevoli in quanto la nazione bolivariana
è il quinto produttore di petrolio nel mondo.
L'infrastruttura informatica della compagnia petrolifera PDVSA era in mano alla
società INTESA detenuta col 60% delle azioni dalla azienda americana
SAIC, una grande compagnia USA che si occupa di informatica e che ha molti contatti
con le amministrazioni statunitensi.
Durante lo sciopero la PDVSA ha ripetutamente chiesto di avere le chiavi di
accesso al sistema informatico della compagnia per potere continuare la produzione
del carburante. Secondo la società petrolifera venezuelana, SAIC attraverso
INTESA ha cambiato da remoto i codici di accesso all'infrastruttura informatica
bloccando l'intera produzione.
Per riottenere il controllo del petrolio nazionale sono stati ingaggiati diversi
hacker con il preciso compito di riportare la rete informatica aziendale sotto
il controllo della PDVSA e di ripristinare la produzione di carburante.
Dal 2003 il governo ha avuto la prova che il sistema informatico non può essere lasciato in mano a privati stranieri e che il software deve essere gestito completamente dai venezuelani.
Con decreto presidenziale n. 3390 del 28 dicembre 2004 il Venezuela ha decisamente preso la strada del software libero che considera strategico per la sicurezza nazionale.
Tramite José Parrella che si occupa di software libero siamo stati presentati a Carlos Maldonado anche lui esperto di free software che ha lavorato come consulente esterno della compagnia petrolifera PDVSA, il quale ci ha fatto fare la conoscenza di José Luis Rey che ha partecipato all'azione del manipolo di hacker e di esperti informatici che hanno riportato i computer sotto il controllo nazionale. Lo abbiamo intervistato.
Punto Informatico: Lei è stato consulente IT per il Governo venezuelano...
José Luis Rey: Sì, nel periodo dello sciopero lavoravo come consulente
IT per il Ministero di pianificazione e sviluppo venezuelano. Sono stato coinvolto
fin dall'inizio nella crisi di produzione del carburante della PDVSA e ho lasciato
la compagnia poco dopo il raggiungimento della piena capacità di produzione.
Personalmente non amo lavorare per le grosse industrie ad eccezione per quelle
high tech e solo su tecnologie di frontiera, anche in questo caso chiedo garanzie
sulla mia libertà di operare.
PI: Qual è il suo punto di vista sullo sciopero nazionale?
JLR: Lo sciopero nazionale è stato il modo per tentare di fare dimettere
il Presidente Hugo Chavez ma che più nascostamente mirava a lasciare
immutato lo status quo nella PDVSA, in particolare quello di INTESA.
La questione è complessa ma basti pensare che la compagnia americana
SAIC si è garantita le spalle in caso di sciopero generale con delle
norme contrattuali stipulate pochi mesi prima delle agitazioni. Inoltre è
stato fissato un numero chiuso di persone (emergency link team) che faceva da
contatto tra SAIC e PDVSA, gente entrata tutta in sciopero.
PI: E il sistema informatico della PDVSA?
JLR: PDVSA ha moltissimi sistemi di vario tipo, da quelli usati per operazioni
geologiche e di estrazione fino ai desktop con un po' di business automation.
PI: Veniamo al vostro operato all'interno di PDVSA, chi vi ha contattati e
per fare cosa?
JLR: Ero consulente IT per il Ministro della pianificazione e sviluppo, Felipe
Pérez Martí all'epoca dello sciopero. Il Presidente Chavez chiese
ai suoi ministri aiuto per rendere di nuovo operativa l'industria di stato del
petrolio. Felipe chiese il mio aiuto e così finii alla PDVSA sotto diretto
comando di Ali Rodríguez, il precedente presidente della compagnia petrolifera,
e Diego Uzcategui, suo braccio destro.
PI: E...?
JLR: Mi ordinarono di rimettere in funzione gli impianti di distribuzione di
carburante presenti a ovest del paese in quanto vi era una rilevante problema
di approvvigionamento da parte di sei regioni, in pratica c'era carburante solo
per le ambulanze e per i vigili del fuoco.
PI: Con quali sentimenti voi hacker vi siete apprestati a compiere questo delicato
lavoro?
JLR: Non ero in contatto con alcuna gruppo hacker a quel tempo, solo altra gente
IT del governo e altri consulenti. Mentre si lavorava per mettere sotto controllo
la crisi, la gente veniva reclutata ed alcuni di loro si sono dimostrati hacker
eccezionali: hanno aiutato molto, dal recupero del supporto desktop all'esecuzione
delle misure di sicurezza per evitare i possibili contrattacchi al sistema informatico.
PI: In cosa consisteva l'impresa che vi accingevate a compiere?
JLR: Non posso parlare a nome di tutto il team ma il mio preciso compito era
quello di recuperare il controllo dei server, inclusi i desktop controllati
principalmente dalla terza più grande active directory del mondo. Avevo
due gruppi sotto la mia responsabilità, uno per le piattaforme windows
e uno per quelle unix.
PI: Timori di sabotaggi che potessero rendere vana la vostra opera?
JLR: Non solo timori, ho prova certa di sabotaggi al sistema. In impianti di
distribuzione del carburante ho visto schede di controllo riconfigurate, mancanza
dei relativi manuali, schemi e specifiche. Fui sorpreso di vedere una console
mettersi al lavoro magicamente: ha disabilitato una funzione della distribuzione
del carburante completamente ripristinata. Questo è stato fatto remotamente
attraverso dei management system come Tivoly o Timbuktu. In seguito la prima
cosa che facevo per recuperare un sistema era quello di cercare e disabilitare
questo tipo di software.
PI: Lavoravate anche di notte?
JLR: Si, i primi 4 giorni ho dormito principalmente in macchina andando e venendo
dall'aeroporto e durante le mezz'ore di aereo ma a un certo punto non riuscivo
più a lavorare dal sonno, così ho dormito dalle tre alle cinque
del mattino sul retro di un camion.
PI: Immaginavate che partendo dal vostro operato il software libero sarebbe
stato una questione nazionale con l'approvazione del decreto 3390?
JLR: Quando dagli impianti del carburante tornai alla sede a Caracas, iniziammo
a perdere sempre più sistemi fino a non avere più piattaforme
desktop e accesso a Internet. Velocemente installai una Linux box ripristinando
i servizi essenziali usando solo software libero. Ho usato questo successo per
stimolare l'uso del free software ma né il governo né PDVSA si
sono dimostrati molto interessati.
PI: Cosa ha spinto il Venezuela verso il software libero?
JLR: L'approvazione del decreto 3390 ha altre origini, sospetto vengano dal
Brasile in quanto l'annuncio è stato fatto da Hugo Chavez al ritorno
del meeting di Manaus con Lula.
Intervista a cura di Sandro Kensan
che ringrazia Carlos Maldonado (mailto:kamihacker at sohost.net), José
Parrella e José Luis Rey
Si ringrazia Punto Informatico
che permette la ripubblicazione dei suoi articoli
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