Bruxelles, 21 Settembre 2006
Marco Rizzo: Sul Corriere della Sera ho risposto con nota di colore a una domanda aneddotica. La risposta tuttavia é stata interpretata come un discorso politico, ringrazio Libero Sapere di darmi la possibilità, su un tema politico serio come questo, sul quale i comunisti italiani si battono da anni, e hanno un gruppo di lavoro http://www.pdci-europa.org/fks/, di esprimermi completamente e, soprattutto senza gli angusti limiti di una battuta in un pastone con molte interviste.
Così risponde Marco Rizzo, capogruppo del PdCI al Parlamento europeo, alla nostra richiesta di intervista per chiarire le sue dichiarazioni riportare dal Corriere della Sera del 9 Settembre e per intervenire compiutamente sulla questione sollevata dello scambio di musica via la rete.
Roberto Galtieri: Scambiarsi musica é dunque un crimine o un'opportunità di crescita culturale?
Marco Rizzo: Il fatto che la legge consideri un crimine scambiarsi musica, mentre la maggioranza dei cittadini non rispettano le leggi e considerano questo un sopruso é un fatto di grande importanza sociale e che deve indurre il legislatore a riflettere; ovvero spiegare, (a noi il compito di denunciare) se la legge segue gli interessi di qualcuno rispetto a quelli della collettività. Del resto va detto che nel tentativo di fare rispettare le leggi di cui stiamo parlando, queste vengono rafforzate in maniera persino grottesca: anni di galera, centinaia di migliaia di Euro per un brano scambiato !
Galtieri: Illustra, per favore, le ragioni di questa enorme divaricazione fra senso comune e giurisdizione, ed il perché di questa contraddizione.
Rizzo: Questo é frutto di una contraddizione del capitale: il voler ridurre tutto a merce, a profitto. Applicare il concetto di proprietà privata anche ai beni immateriali, a qualcosa che potrebbe essere riprodotto e fruito liberamente, è una enorme contraddizione che non ci sfugge.
Imporre che un prodotto dell'intelletto, di cultura collettiva, sia un prodotto individuale, assegnare per forza un proprietario unico, singolo individuale é un passo verso l'espropriazione dell'umanità da beni sempre stati beni comuni, quali l'acqua, l'aria, la conoscenza: il sapere. Il concetto di proprietà intellettuale stesso é una mistificazione.
Galtieri: Puoi dilungarti su questa mistificazione ? qui hai lo spazio che vuoi...
Rizzo: Hai ragione, ma in genere i giornalisti chiedono frasi cortissime, battute ... e diventa un riflesso condizionato tagliare con l'accetta le questioni in un'intervista. Il termine “proprieta’ intellettuale” introduce surrettiziamente una assunzione ideologica: che si debba applicare agli oggetti immateriali l’analogia con gli oggetti fisici, che valgano gli stessi concetti, che tutto debba essere ridotto a merce.
Dunque, la possibilità di scambiarsi in rete, musica, testi, idee, conoscenza: il sapere, mette in luce questa contraddizione. Basta porsi la domanda circa il costo sociale e di classe nell'accettare che qualcosa di naturalmente condivisibile, condivisibile da generazioni, non lo sia più.
E, unita a questa domanda, il chiedersi quale é il costo
anche di libertà in termini di controllo, visto che internet e il web
sono nati come strumento di libera condivisione del sapere.
Per evitare lo scambio occorre imporre il controllo sulla rete, impedire lo
sviluppo e l'esistenza delle reti P2P, delle reti sociali, del social web che
sta emergendo.
La circolazione delle idee, e’ un arricchimento culturale
per l’intera società. Nulla e’ prodotto da un singolo individuo.
Le idee, la creatività sono il frutto di una cultura e un lavoro collettivo,
delle generazioni precedenti. Invece si pretende che sia il risultato del lavoro
individuale, ai cui va assegnato un diritto di proprietà. In realtà
poi non avviene neppure questo, i diritti sono in mano a gruppi di multinazionali.
Quindi, non dobbiamo lasciarci prendere in giro, con i riferimenti alla tutela
degli autori. Essi c'entrano poco, anzi ormai vivono per lo più del provento
dei concerti, spesso anche questi ultimi in mano alle "major". I profitti
vanno alle case discografiche. Infatti,il ricavato della loro produzione intellettuale
finisce in mano ai soliti noti una volta venduto il diritto sul brano. Non dobbiamo
depauperare l'umanità con la scusa di difendere una categoria, quella
degli autori, peraltro sfruttata anch'essa. Sarebbe come dire che non ci si
deve battere contro la guerra, altrimenti molti militari rimarrebbero disoccupati.
Altra bufala é che, senza la difesa brevettuale della produzione intellettuale si fermerebbe la creatività. E' vero il contrario: é l'impedire lo scambio di idee, di cultura che uccide la creatività. Le pubblicazioni scientifiche soffrono sempre più il peso economico del copyright, proprio ora che invece basterebbe un clic. La SARS ad esempio é stata fermata grazie alla libera condivisione. Ma anche in quell'occasione abbiamo rischiato il black-out per il tentativo di alcune aziende di imporre dei brevetti.
Bisogna comprendere che gli stessi think tanks conservatori americani
definiscono ormai la proprietà intellettuale un danno allo sviluppo della
scienza, una sorta di 'male necessario'. Ma con un pò di onestà
intellettuale in più noi possiamo aggiungere: necessario a chi? a quali
interessi?"
E’ una contraddizione che nella ricerca scientifica, e’ emersa con
prepotenza, oggi sempre più paesi sono stati costretti ad imporre per
legge la pubblicazione su web dei risultati finanziati con fondi pubblici, per
evitare che la conoscenza scientifica si inaridisca.
Galtieri: Quindi tratta di una battaglia politica che riguarda il futuro dell'umanità: quale è il mondo che ci attende? un mondo dove: l'educazione, il sapere, la conoscenza, i mezzi di produzione immateriali sono un bene comune oppure dove sono una merce.
Rizzo: Il sapere é un patrimonio
dell'umanità e per questo deve essere liberamente accessibile e riproducibile.
Altrimenti è solo una proprietà privata in mano ad un pugno di
multinazionali che ne hanno l'esclusiva, il cui accesso é un privilegio
per i pochi che se lo possono permettere.
E questo vale in tutti i campi.
Consideriamo il campo medico: almeno da noi 'occidentali', noi del nord del
mondo, la polio si sarebbe debellata con la rapidità con la quale lo
é stata se Sabin avesse messo la proprietà intellettuale sul vaccino?
no di certo, e infatti vediamo i disastri prodotti dalla proprietà intellettuale
sulle medicine contro l'AIDS. Lo stesso accade per quanto concerne il sapere.
Esserne proprietario produce due effetti mortali per i cittadini: i primo é
che tutto, anche il pensiero, deve diventare merce, quindi fonte di profitti
in quanto proprietà privata. Ecco quindi il perché la definizione
di proprietà intellettuale e della necessità, da parte del capitale
di avere leggi che vietino di scaricare musica, per tornare all'oggetto diretto
di questa chiaccherata.
Galtieri: Nelle parti di dichiarazioni che il Corsera ha pubblicato si fa riferimento alla cancellazione dell'IVA, questo però non é che un palliativo rispetto alla questione.
Certo, la riduzione dell'IVA sulla cultura, dai libri alla musica
composta, alla carta musicale, insomma a tutto il materiale necessario per diffondere
e creare cultura: la nostra civiltà, é "un" elemento
per avvicinare i "costi" della cultura ai cittadini.
La questione vera, come dicevo, sono i profitti delle multinazionali che controllano
tutto il mercato, altro che diritti d'autore! I prezzi dei Cd, dei DVD, dei
programmi, sono gonfiati all'infinito e la proprietà intellettuale di
fatto trasforma in monopolio qualsiasi produzione culturale, altro che libero
mercato!
La direzione che prenderà il futuro dipende da noi, dalla
nostra presa di coscienza, da quanto riusciremo a resistere a questo messaggio
ideologico che ci viene imposto: scambiarsi saperi, conoscenza, esperienze,
senza trarne profitto e’ un crimine, un furto , pirateria. Quindi dalle
battaglie politiche che sapremmo fare.
Ancor di più, questa é battaglia di libertà per il sapere,
é parte centrale dello scontro di classe nella “società
della conoscenza”.
a cura di Roberto Galtieri, responsabile del gruppo di lavoro del PdCI "libero sapere"