La tecnologia ci permette di condividere e di rendere disponibili istantaneamente saperi e conoscenze.
Norme comunitarie e di organismi internazionali si stanno orientando verso una legislazione che assegna diritti di esclusiva su idee e saperi, un tempo considerati beni comuni, estendendo il "diritto alla proprietà intellettuale" tradizionale.
- Una volta eletta/o intende sostenere tali proposte o opporvisi?
- Nel caso intenda sostenere tali proposte come intende garantire l'accesso alla conoscenza?
Dallo spazio la Terra è piccola,
molto piccola, un tutt'uno. La guerra da lassù è incomprensibile
anche per questo motivo.
Come ogni possibile limitazione del sapere.
Ritengo che non si debba permettere la brevettazione della
conoscenza. Né limitare la grande opportunità di diffusione della
conoscenza costituita dalla Rete.
Se eletto, mi impegnerò affinché la seconda lettura del Parlamento
in merito alla direttiva sulla brevettazione del software apporti sostanziali
e radicali mutamenti al contenuto della Posizione Comune del Consiglio, così
come è stata annunciata dalla stampa, adottata qualche giorno fa. Se
del caso, anche solo riprendendo la posizione
espressa dagli eurodeputati nella legislatura che si sta per concludere
Il sapere è sempre stato l'elemento principale del riscatto sociale,
renderlo accessibile è nel contempo una battaglia di civiltà e
di liberazione dall'ignoranza.
Da qualche giorno, sempre come indipendente, faccio parte del Gruppo
di Lavoro nazionale sul "Libero Sapere” dl PdCI.
Alcuni sostengono la necessità di promuovere infrastrutture comuni nelle risorse necessarie alla produzione e allo scambio di informazioni all’interno del contesto informativo e che ciò sia necessario tanto per la democrazia quanto per la libertà individuale.
Altri, pur condividendo tale opinione di principio lamentano una possibile discriminazione.
- Alla luce di tali posizioni, ritiene necessario un intervento legislativo per garantire e mantenere delle infrastrutture pubbliche?
Ritengo che le infrastrutture siano
strumenti costruiti per il bene della collettività. Per tale ragione
esse non possono appartenere ai privati. Né essere gestite privatamente.
Devono avere il carattere più aperto possibile per permetterne un'utilizzazione
collettiva il più ampia possibile.
La Rete ha avuto la fortuna ed il privilegio di nascere libera ed aperta.
Inoltre la sua architettura, permetteva a chiunque di poter inventare un servizio
o un protocollo e farlo circolare sulla rete senza richiedere alcun permesso.
Si sta sempre più affermando la necessità di garantire tali beni
comuni; il movimento dei “commons” si va sempre più affermando
ed estendendo nel mondo. Durante la legislatura mi batterò per promuovere
politiche che garantiscano infrastrutture libere e accessibili a tutti, protette
dal controllo privato e pubblico. Queste devono essere risorse comuni
La proprietà di un bene immateriale è oggi paragonata alla proprieta' di un bene materiale. Eppure molti sostengono che caratteristiche sono diverse è una pura trasposizione non è economicamente vantaggiosa per la società.
- É daccordo con il considerare la proprietà privata dei beni immateriali analoga alla proprietà privata dei beni materiali?
Il concetto di proprietà,
applicato ai beni materiali, viene oggi pedissequamente trasposto ai beni immateriali,
e ai prodotti della mente quali il sapere, la conoscenza; conoscenze e saperi
che sono sempre stati considerati un bene comune dell'umanità, oggi vengono
dati in esclusiva a imprese affinché ne traggano profitti: il sapere
è diventato una merce come le altre.
Sono contrario a questa impostazione.
Il sapere non deve essere una merce; deve essere considerato un bene per tutta
l'umanità.
La Costituzione Europea fra i fondamentali diritti di libertà recita: Parte II Carta dei diritti fondamentali dell'unione - Titolo II Libertà II-17. Diritto di proprietà §2 La proprietà intellettuale è protetta.
- Condivide l'inclusione di questo "diritto di libertà" nella costituzione europea? Lo sosterrą?
Se ci sarà una Costituzione europea, e se essa prevederà al Titolo II l'articolo 17, mi adoprerò affinché tale concetto sia modificato a favore di una vera libertà.
Per trarre valore economico da beni immateriali, infinitamente riproducibili e fruibili, secon do alcuni, occorre porre dei limiti alla loro diffusione, creando una scarsità artificiale (un po' come la distruzione dei pomodori europei per tenerne alto il prezzo).
- Ritiene possibile o utile mantenere l'accesso della conoscenza, potenzialmente per tutti i cittadini?
- Pochè la conoscenza e i saperi si basano sui saperi precedentemente accumulati, vi è chi sostiene che una eccessiva restrizione della libera circolazione di nuovi saperi rischierebbe di soffocare l'innovazione. Che iniziative suggerisce di intraprendere a livello europeo per limitare tale rischio?
- Ritiene che la difficoltà di trarre profitti dall'innovazione prodotta limiti gli investimenti per produrre nuova conoscenza e prodotti?
- Le leggi attuali sono un buon bilanciamento fra profitti privati e bisogni pubblici? Oppure occorrono iniziative correttive? E se del caso in quale direzione ritiene che debbano essere prese?
Le norme attuali trascurano i bisogni
pubblici. Occorre considerare la conoscenza come bene pubblico globale, occorre
attivare investimenti per allargare la sfera dei “commons”, sia
nelle infrastrutture per il trasporto e la diffusione della conoscenza in forma
digitale (cioè reti), sia nella produzione di cultura e contenuti.
La ricerca e l’innovazione è già soffocata, la cooperazione
fra scienziati è estremamente difficoltosa. Troppo spesso si devono compilare
e far firmare complessi accordi fra le loro organizzazioni, prima di poter scambiarsi
informazioni.
Nella storia la conoscenza e l’innovazione si sono sempre prodotte, anche
senza regimi di “diritti di proprietà intellettuale”. L’affermazione
che non si produrrebbero più idee, scienza, musica, innovazione, senza
dei meccanismi che ne assegnino la proprietà e dei diritti di esclusiva
è un assioma non provato.
Vi è, specie negli ultimi anni, una tendenza all'estensione della durata sia dei brevetti che del copyright.
- Ritiene adeguato che la durata dei brevetti debba essere al minimo di 20 anni?
- Concorda con la continua estensione della durata del copyright che ha raggiunto in alcuni casi oltre 100 anni ?
- Ritiene che sia corretto che le istituzioni europee non possono legiferare su questi temi, essendo soggette agli accordi TRIP? Ritiene che si debbano ottenere deroghe in temi quali la conoscenza e la cultura ?
- La durata dei brevetti si è estesa, mentre il ciclo di vita dei prodotti e delle idee si è invece ridotto. Voterebbe la richiesta al commissario al commercio di richiedere di una drastica riduzione di tali durate ?
La durata dei brevetti va oltre i
limiti di ogni ragionevole proposta.
Se sarò eletto mi impegnerò perché non si affermi questa
ipotesi. Innanzi tutto in Parlamento ma anche nella Commissione e nel Consiglio.
In merito alla proprietà dei brevetti ed alle ripercussioni sull'ecnomia e sulla difesa.
- In quale modo l'Europa può mantenere la sua indipendenza
- In quale modo le PMI europee del settore possono continuare a svolgere il benefico ruolo nello sviluppo dell'economia europea in presenza di importanti royalties che ne bloccano la produzione?
- In quale modo la difesa nazionale ed Europea possono sviluppare tecnologie autonome nel settore?
Cercando di inserire pedissequamente
il modello statunitense nel meccanismo economico-imprenditoriale europeo, la
Commissione rischia di favorire poche multinazionali, ovvero creare un monopolio,
limitando la possibilità di creare software.
Limita quindi il settore che più di ogni altro, in Europa, genera idee
e prodotti: le piccole imprese. Limita se stessa più volte contemporaneamente.
Una prima volta a livello di produzione delle idee, una seconda volta limitando
lo sviluppo della sua economia oggi in crisi, un'ultima volta non riuscendo
a produrre autonomamente il software necessario a sviluppare tecnologie autonome
di settore.
Alcune amministrazioni pubbliche europee e alcuni governi dei paesi in via di sviluppo comiciano a inserire fra le condizioni di selezione del software da acquistare che sia open open source. É in preparazione una direttiva europea (sulla neutralità) che considera tale discriminazione lesiva della libertà di mercato.
- Ritiene che Open Source sia semplicemente un modello di business ? Oppure ritiene che un governo e una amministrazione abbiano il diritto di porre tale discriminante poichè si tratta di una scelta politica con aspetti di indirizzo strategico ? Quali sono questi aspetti ?
- Se del caso è disponibile a sosternee con il suo voto una direttiva sulla neutralità ?
Open source è un modello di
business che ha implicazioni strategiche.
Mi opporrò strenuamente ad un direttiva sulla neutralità.
Una direttiva che impedisce alle amministrazioni liberamente elette dai cittadini
di fare delle scelte strategiche in nome dei cittadini e con i fondi dei cittadini.
E’ una mistificazione, che impedisce di porre tale scelta in un contesto
più ampio. La scelta permette un differente approccio alla produzione
del software per le amministrazioni pubbliche.
Il software prodotto per una amministrazione pubblica dovrebbe essere proprietà
pubblica, e quindi riutilizzabile da altre amministrazioni pubbliche. Si dovrebbe
poter sviluppare in comune fra più amministrazioni, dovrebbe essere riutilizzabile.
Il codice deve essere open source anche per questioni di sicurezza (es privacy
dei dati, security). L’adattamento e lo sviluppo di tale software permette
di mantenere competenze locali sulle tecnologie dell’informazione.
Con la tecnologia digitale si rende possibile identificare per ogni documento da chi è stato prodotto, quando, controllare e impedirne la riproduzione e modifica. Con la tecnologie digitali, supportate da una adeguata legislazione, è possibile richiedere che ogni documento che circola in rete include questi sistemi di identificazione e protezione.
- Concorda con questa forma di controllo sulle informazioni digitali?
- Concorda con l'idea che ogni frammento di conoscenza, una volta digitalizzata debba avere un proprietario?
- Intende sostenere le proposte di direttiva sul DRM?
- Ritiene che i progetti informatica sicura (conosciuto come 'Trusted Computing', 'Palladium', 'NSGCB', etc..) rappresentino una necessario strumento di controllo per garantire la sicurezza informatica e combattere contro la pirateria?
- É il Grande Fratello o un semplice strumento di controllo della pirateria e di distribuzione dei profitti?
Premesso che tutte le forme di controllo,
ancorché giustificate da esigenza di sicurezza, quando oltrepassano certi
limiti di libertà individuale, corrono il rischio di assumere forme di
controllo coercitivo, il progetto informatica sicura (conosciuto come 'Trusted
Computing', 'Palladium', 'NSGCB', etc..) sta entrando nella fase esecutiva:
è già pronto il sistema che permetterà ad un consorzio
guidato da Microsoft, Intel, e alcune media corporation di accedere, e controllare,
il contenuto dei computer di ogni singolo individuo collegato in rete.
Tecnologie che possono permettere di identificare su quale computer un documento
è stato prodotto, impedire la lettura di questi documenti su un computer
o con un programma che non aderisce a questi standard.
In parallelo varie lobby e la Commissione Europea, stanno proponendo uno schema
di "Digital Right Management", che definisce tecnologie che identificano
l'autore, e come un file possa essere (documento, musica, foto, etc...) visto,
scambiato, modificato.
Si va verso la richiesta che ogni file che circola su rete legalmente debba
includere questo sistema di protezione e di riconoscimento, o tramite imposizione
legislative, o tramite accordo fra le industrie che dominano il mercato, o imposto
dalla legislazione.
E' da notare che secondo le nuove leggi (DMCA in Usa, IPED in Europa) è
divenuto un crimine trovare il modo di aggirare queste protezioni.
La nozione di privacy non definisce più soltanto la tutela della vita privata e familiare, ma include la protezione dei dati personali, il diritto di mantenere il controllo sulle proprie informazioni, ovunque esse si trovino. Inoltre, molti ritengono che questi diritti confliggano con la lotta al terrorismo e sono state emanate leggi speciali (quali il Patriot Act) per rimuovere temporaneamente alcuni di questi diritti.
- Ritiene che le attuali garanzie al cittadino si possano ridurere ai fini di piu' efficace lotta al terrorismo?
- Appoggerebbe leggi simili al Patriot Act? Riterrebbe accettabili sistemi di controllo dei contenuti delle comunicazioni, quali Echelon, nel passato condannato dal Parlamento Europeo, oggi accettabili? Con quali garanzie?
- Ritiene accettabili controlli biometrici nei luoghi pubblici?
Il garante della privacy italiana,
Prof. Stefano Rodotà, ha più volte, anche pubblicamente, criticato
tutte queste nuove norme mostrandone solo il carattere repressivo piuttosto
che di lotta al terrorismo. Concordo con Rodotà.
Per quanto concerne Echelon mi risulta che la Commissione di inchiesta del Parlamento
europeo ne abbia individuato limiti e pericolosità.
Esempi di infrastrutture e beni comuni comuni, il cui accesso non può essere discriminato, spaziano da Internet, alle biblioteche e scuole pubbliche. Queste, insieme alla conoscenza pubblica hanno permesso eguali opportunita' di innovazione e conoscenza.
In una società della conoscenza, la conoscenza è una delle maggiori fonti di profitti. La conoscenza, che se mantenuta bene pubblico non ha valore e non possono diventare fonte di profitto per privati. Un libero accesso, se da una parte permetterebbe di diffondere la conoscenza, l'istruzione e il sapere, d'altro canto non permetterebbe agli autori di trarre profitto dal proprio lavoro. Il bilanciamento di questa dicotomia viene decisa a livello politico. L'accesso alla conoscenza deve quindi essere maggiormente regolato e controllato.
- Concorda con questo approccio?
- Oppure ritiene che la conoscenza come bene comune sia da preservare?
- Oggi una nuova direttiva europea richiede che ogni prestito di un libro nelle biblioteche pubbliche europee sia soggetto ad una tassa. Concorda?
Occorre distinguere la questione
della produzione di una risorsa (come può essere prodotta, come si può
garantire che continui ad essere prodotta) dalla questione dell’accesso
a questa risorsa.
Non concordo con l'approccio privatistico basato sul principio che chi ha più
soldi ha più possibilità di accesso alla conoscenza.
Le tecnologie legate alla Rete se da un lato sono un formidabile veicolo di innovazione dall'altro possono essere un elemento di discriminazione tra chi può averene accesso e chi ne risulata escluso
- Qual'è la sua posizione sul Digital Divide?
- Che tipo di digital divide identifica? Fra quali soggetti / luoghi si produce tale frattura?
- Quali sono le proposte contenute nel suo programma elettorale per ovviare/limitare il digital divide?
Nel libro di Don Milani "lettera
ad una professoressa", veniva individuato nel sistema classista il limite
all'istruzione per tutti.
Se fosse ancora vivo, Don Milani sosterrebbe le stesse ipotesi riguardo alla
nuova forma di istruzione per pochi nell'era dell'informatica: il digital divide.
Non deve esserci frattura digitale.