Risposte alle 11 domande poste da:
"Il Secolo della Rete - for a free knowledge society"
al Candidato al Parlamento Europeo

Umberto GUIDONI per il PdCI

circoscrizione Centro


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1. Diritto di esclusiva o diritto di accesso

La tecnologia ci permette di condividere e di rendere disponibili istantaneamente saperi e conoscenze.

Norme comunitarie e di organismi internazionali si stanno orientando verso una legislazione che assegna diritti di esclusiva su idee e saperi, un tempo considerati beni comuni, estendendo il "diritto alla proprietà intellettuale" tradizionale.


Dallo spazio la Terra è piccola, molto piccola, un tutt'uno. La guerra da lassù è incomprensibile anche per questo motivo.
Come ogni possibile limitazione del sapere.

Ritengo che non si debba permettere la brevettazione della conoscenza. Né limitare la grande opportunità di diffusione della conoscenza costituita dalla Rete.

Se eletto, mi impegnerò affinché la seconda lettura del Parlamento in merito alla direttiva sulla brevettazione del software apporti sostanziali e radicali mutamenti al contenuto della Posizione Comune del Consiglio, così come è stata annunciata dalla stampa, adottata qualche giorno fa. Se del caso, anche solo riprendendo la posizione espressa dagli eurodeputati nella legislatura che si sta per concludere

Il sapere è sempre stato l'elemento principale del riscatto sociale, renderlo accessibile è nel contempo una battaglia di civiltà e di liberazione dall'ignoranza.
Da qualche giorno, sempre come indipendente, faccio parte del Gruppo di Lavoro nazionale sul "Libero Sapere” dl PdCI.


2. Conoscenza e infrastrutture comuni

Alcuni sostengono la necessità di promuovere infrastrutture comuni nelle risorse necessarie alla produzione e allo scambio di informazioni all’interno del contesto informativo e che ciò sia necessario tanto per la democrazia quanto per la libertà individuale.
Altri, pur condividendo tale opinione di principio lamentano una possibile discriminazione.


Ritengo che le infrastrutture siano strumenti costruiti per il bene della collettività. Per tale ragione esse non possono appartenere ai privati. Né essere gestite privatamente. Devono avere il carattere più aperto possibile per permetterne un'utilizzazione collettiva il più ampia possibile.

La Rete ha avuto la fortuna ed il privilegio di nascere libera ed aperta.
Inoltre la sua architettura, permetteva a chiunque di poter inventare un servizio o un protocollo e farlo circolare sulla rete senza richiedere alcun permesso.

Si sta sempre più affermando la necessità di garantire tali beni comuni; il movimento dei “commons” si va sempre più affermando ed estendendo nel mondo. Durante la legislatura mi batterò per promuovere politiche che garantiscano infrastrutture libere e accessibili a tutti, protette dal controllo privato e pubblico. Queste devono essere risorse comuni


3. Concetto di Proprietà dei beni immateriali

La proprietà di un bene immateriale è oggi paragonata alla proprieta' di un bene materiale. Eppure molti sostengono che caratteristiche sono diverse è una pura trasposizione non è economicamente vantaggiosa per la società.

Il concetto di proprietà, applicato ai beni materiali, viene oggi pedissequamente trasposto ai beni immateriali, e ai prodotti della mente quali il sapere, la conoscenza; conoscenze e saperi che sono sempre stati considerati un bene comune dell'umanità, oggi vengono dati in esclusiva a imprese affinché ne traggano profitti: il sapere è diventato una merce come le altre.

Sono contrario a questa impostazione.
Il sapere non deve essere una merce; deve essere considerato un bene per tutta l'umanità.


La Costituzione Europea fra i fondamentali diritti di libertà recita: Parte II Carta dei diritti fondamentali dell'unione - Titolo II Libertà II-17. Diritto di proprietà §2 La proprietà intellettuale è protetta.


Se ci sarà una Costituzione europea, e se essa prevederà al Titolo II l'articolo 17, mi adoprerò affinché tale concetto sia modificato a favore di una vera libertà.


4. Accesso alla conoscenza e innovazione

Per trarre valore economico da beni immateriali, infinitamente riproducibili e fruibili, secon do alcuni, occorre porre dei limiti alla loro diffusione, creando una scarsità artificiale (un po' come la distruzione dei pomodori europei per tenerne alto il prezzo).

Le norme attuali trascurano i bisogni pubblici. Occorre considerare la conoscenza come bene pubblico globale, occorre attivare investimenti per allargare la sfera dei “commons”, sia nelle infrastrutture per il trasporto e la diffusione della conoscenza in forma digitale (cioè reti), sia nella produzione di cultura e contenuti.

La ricerca e l’innovazione è già soffocata, la cooperazione fra scienziati è estremamente difficoltosa. Troppo spesso si devono compilare e far firmare complessi accordi fra le loro organizzazioni, prima di poter scambiarsi informazioni.

Nella storia la conoscenza e l’innovazione si sono sempre prodotte, anche senza regimi di “diritti di proprietà intellettuale”. L’affermazione che non si produrrebbero più idee, scienza, musica, innovazione, senza dei meccanismi che ne assegnino la proprietà e dei diritti di esclusiva è un assioma non provato.


5. Durata dei diritti di proprietà intellettuale

Vi è, specie negli ultimi anni, una tendenza all'estensione della durata sia dei brevetti che del copyright.


La durata dei brevetti va oltre i limiti di ogni ragionevole proposta.
Se sarò eletto mi impegnerò perché non si affermi questa ipotesi. Innanzi tutto in Parlamento ma anche nella Commissione e nel Consiglio.


6. Proprietà dei brevetti

In merito alla proprietà dei brevetti ed alle ripercussioni sull'ecnomia e sulla difesa.


Cercando di inserire pedissequamente il modello statunitense nel meccanismo economico-imprenditoriale europeo, la Commissione rischia di favorire poche multinazionali, ovvero creare un monopolio, limitando la possibilità di creare software.

Limita quindi il settore che più di ogni altro, in Europa, genera idee e prodotti: le piccole imprese. Limita se stessa più volte contemporaneamente. Una prima volta a livello di produzione delle idee, una seconda volta limitando lo sviluppo della sua economia oggi in crisi, un'ultima volta non riuscendo a produrre autonomamente il software necessario a sviluppare tecnologie autonome di settore.


7. Neutralità rispetto all'open source

Alcune amministrazioni pubbliche europee e alcuni governi dei paesi in via di sviluppo comiciano a inserire fra le condizioni di selezione del software da acquistare che sia open open source. É in preparazione una direttiva europea (sulla neutralità) che considera tale discriminazione lesiva della libertà di mercato.


Open source è un modello di business che ha implicazioni strategiche.
Mi opporrò strenuamente ad un direttiva sulla neutralità.
Una direttiva che impedisce alle amministrazioni liberamente elette dai cittadini di fare delle scelte strategiche in nome dei cittadini e con i fondi dei cittadini. E’ una mistificazione, che impedisce di porre tale scelta in un contesto più ampio. La scelta permette un differente approccio alla produzione del software per le amministrazioni pubbliche.

Il software prodotto per una amministrazione pubblica dovrebbe essere proprietà pubblica, e quindi riutilizzabile da altre amministrazioni pubbliche. Si dovrebbe poter sviluppare in comune fra più amministrazioni, dovrebbe essere riutilizzabile. Il codice deve essere open source anche per questioni di sicurezza (es privacy dei dati, security). L’adattamento e lo sviluppo di tale software permette di mantenere competenze locali sulle tecnologie dell’informazione.


8. Tecnologie per il "Digital Right Management"

Con la tecnologia digitale si rende possibile identificare per ogni documento da chi è stato prodotto, quando, controllare e impedirne la riproduzione e modifica. Con la tecnologie digitali, supportate da una adeguata legislazione, è possibile richiedere che ogni documento che circola in rete include questi sistemi di identificazione e protezione.


Premesso che tutte le forme di controllo, ancorché giustificate da esigenza di sicurezza, quando oltrepassano certi limiti di libertà individuale, corrono il rischio di assumere forme di controllo coercitivo, il progetto informatica sicura (conosciuto come 'Trusted Computing', 'Palladium', 'NSGCB', etc..) sta entrando nella fase esecutiva: è già pronto il sistema che permetterà ad un consorzio guidato da Microsoft, Intel, e alcune media corporation di accedere, e controllare, il contenuto dei computer di ogni singolo individuo collegato in rete.
Tecnologie che possono permettere di identificare su quale computer un documento è stato prodotto, impedire la lettura di questi documenti su un computer o con un programma che non aderisce a questi standard.
In parallelo varie lobby e la Commissione Europea, stanno proponendo uno schema di "Digital Right Management", che definisce tecnologie che identificano l'autore, e come un file possa essere (documento, musica, foto, etc...) visto, scambiato, modificato.

Si va verso la richiesta che ogni file che circola su rete legalmente debba includere questo sistema di protezione e di riconoscimento, o tramite imposizione legislative, o tramite accordo fra le industrie che dominano il mercato, o imposto dalla legislazione.
E' da notare che secondo le nuove leggi (DMCA in Usa, IPED in Europa) è divenuto un crimine trovare il modo di aggirare queste protezioni.


9. Privacy

La nozione di privacy non definisce più soltanto la tutela della vita privata e familiare, ma include la protezione dei dati personali, il diritto di mantenere il controllo sulle proprie informazioni, ovunque esse si trovino. Inoltre, molti ritengono che questi diritti confliggano con la lotta al terrorismo e sono state emanate leggi speciali (quali il Patriot Act) per rimuovere temporaneamente alcuni di questi diritti.


Il garante della privacy italiana, Prof. Stefano Rodotà, ha più volte, anche pubblicamente, criticato tutte queste nuove norme mostrandone solo il carattere repressivo piuttosto che di lotta al terrorismo. Concordo con Rodotà.

Per quanto concerne Echelon mi risulta che la Commissione di inchiesta del Parlamento europeo ne abbia individuato limiti e pericolosità.


10. Commons

Esempi di infrastrutture e beni comuni comuni, il cui accesso non può essere discriminato, spaziano da Internet, alle biblioteche e scuole pubbliche. Queste, insieme alla conoscenza pubblica hanno permesso eguali opportunita' di innovazione e conoscenza.

In una società della conoscenza, la conoscenza è una delle maggiori fonti di profitti. La conoscenza, che se mantenuta bene pubblico non ha valore e non possono diventare fonte di profitto per privati. Un libero accesso, se da una parte permetterebbe di diffondere la conoscenza, l'istruzione e il sapere, d'altro canto non permetterebbe agli autori di trarre profitto dal proprio lavoro. Il bilanciamento di questa dicotomia viene decisa a livello politico. L'accesso alla conoscenza deve quindi essere maggiormente regolato e controllato.


Occorre distinguere la questione della produzione di una risorsa (come può essere prodotta, come si può garantire che continui ad essere prodotta) dalla questione dell’accesso a questa risorsa.

Non concordo con l'approccio privatistico basato sul principio che chi ha più soldi ha più possibilità di accesso alla conoscenza.


11. Digital divide / Frattura digitale

Le tecnologie legate alla Rete se da un lato sono un formidabile veicolo di innovazione dall'altro possono essere un elemento di discriminazione tra chi può averene accesso e chi ne risulata escluso


Nel libro di Don Milani "lettera ad una professoressa", veniva individuato nel sistema classista il limite all'istruzione per tutti.
Se fosse ancora vivo, Don Milani sosterrebbe le stesse ipotesi riguardo alla nuova forma di istruzione per pochi nell'era dell'informatica: il digital divide.
Non deve esserci frattura digitale.


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