La tecnologia ci permette di condividere e di rendere disponibili istantaneamente saperi e conoscenze.
Norme comunitarie e di organismi internazionali si stanno orientando verso una legislazione che assegna diritti di esclusiva su idee e saperi, un tempo considerati beni comuni, estendendo il "diritto alla proprietà intellettuale" tradizionale.
- Una volta eletta/o intende sostenere tali proposte o opporvisi?
- Nel caso intenda sostenere tali proposte come intende garantire l'accesso alla conoscenza?
Se eletto intendo proseguire la fiera
opposizione, già condotta in modo compatto nelle scorse legislature dai
parlamentari del mio gruppo (vedi http://www.pdci-europa.org/fks/nelle-istituzioni.html
alle proposte della Commissione presieduta da Prodi di restringere l’accesso
al sapere, di estendere l’utilizzo dei brevetti (in gergo armonizzare
la legislazione con quella degli Stati Uniti), che rafforzano la “proprietà
intellettuale, e che diminuiscono
la privacy (http://www.pdci-europa.org/fks/doc/sw3.pdf).
Gli europarlamentari del PdCI, hanno proposto emendamenti (spesso come primi
firmatari http://www.pdci-europa.org/fks/doc/swpat-rejection.doc,
http://www.pdci-europa.org/fks/doc/brevet.doc)
su tutte queste leggi http://www.pdci-europa.org/fks/doc/sw2.pdf
Gli europarlamentari, insieme ai funzionari e ai militanti della sezione PdCI
di Bruxelles sono sempre stati (unico partito italiano) parte dei movimenti
e in prima
fila nelle manifestazioni contro la privatizzazione del sapere.
Oggi, in quella che viene denominata società della conoscenza, il sapere
e la conoscenza sono la risorsa fondamentale e necessaria per lo sviluppo economico
dei paesi del nord del mondo.
A fronte di questa nuova realtà, e della crisi da sovrapproduzione, le
multinazionali stanno imponendo nuove leggi e regole per impedire il libero
scambio dei saperi. Ciò è avvenuto in modo sotterraneo negli ultimi
10 anni, mediante gli infami accordi TRIP, nell'ambito dell'OMC (Organizzazione
Mondiale del Commercio); mediante gli uffici brevetti che hanno esteso la brevettabilità
dai processi industriali, ai processi di business, alle idee, al software, a
ogni elemento del sapere; ne hanno esteso la durata a tempi praticamente indefiniti.
La conoscenza, l’istruzione, il sapere sono sempre stati strumenti di
riscatto e di progresso sociale. Dove la popolazione e’ colta, istruita,
si ha l’indipendenza di pensiero e la libertà dall’oppressione.
Queste posizioni sono state sempre chiaramente espresse dal nostro partito sulla
nostra stampa http://www.pdci-europa.org/fks/doc/free-sw-galtieri.html
e nei comunicati stampa http://www.pdci-europa.org/fks/doc/posiz-deleg.html.
Questa è la società per la quale i comunisti si battono da sempre.
L’istruzione, la cultura, il sapere sono dei diritti per tutti. Devono
essere beni comuni. Il PdCI è conscio che la difesa di questi diritti
è una delle maggiori battaglie che ci attende nel futuro.
Alcuni sostengono la necessità di promuovere infrastrutture comuni nelle risorse necessarie alla produzione e allo scambio di informazioni all’interno del contesto informativo e che ciò sia necessario tanto per la democrazia quanto per la libertà individuale.
Altri, pur condividendo tale opinione di principio lamentano una possibile discriminazione.
- Alla luce di tali posizioni, ritiene necessario un intervento legislativo per garantire e mantenere delle infrastrutture pubbliche?
Il PdCI si e’ sempre battuto
contro la scellerata politica di privatizzazione, e per l’utilizzo comune
delle grandi reti infrastrutture, strategiche per lo sviluppo economico e sociale.
A tali infrastrutture , siano esse reti stradali, reti ferroviarie, reti elettriche,
etere, rete idrica, rete telematica, deve essere garantito un accesso non discriminatorio.
L’ideologia neoliberista ha sostenuto che la gestione di queste risorse
debba essere data al mercato, rendendo lo stato più snello. La questione
non e’ stato verso mercato, ma se la risorsa debba essere controllata
o libera.
Le risorse libere sono sempre state centrali per il progresso, l’innovazione,
la creatività , la democrazia. Le strade sono libere in questo senso,
una strada da’ valore al business e ai servizi che possono circolare su
di essa. L’economia si e’ sviluppata quando sono state eliminate
le restrizioni alla circolazione (eliminando i vari Ghino di Tacco).
Analogamente la rete telematica, Internet, ha permesso uno straordinario sviluppo
(sia economico che culturale) , grazie al suo essere libera: non vi era una
autorità che poteva discriminare l’accesso.
La proprietà di un bene immateriale è oggi paragonata alla proprieta' di un bene materiale. Eppure molti sostengono che caratteristiche sono diverse è una pura trasposizione non è economicamente vantaggiosa per la società.
- É daccordo con il considerare la proprietà privata dei beni immateriali analoga alla proprietà privata dei beni materiali?
Il PdCI è in accordo e sostiene
in Parlamento le posizioni della società civile che si oppone a questa
innaturale trasposizione, chiaramente espresse
all’ultimo World Summit della società dell’informazione
Le multinazionali e i gruppi industriali, dagli anni '80 stanno operando a livello
globale, una campagna ideologica per far accettare il concetto di "proprietà
intellettuale" e una campagna di lobby sulle istituzioni nazionali e internazionali
(governo USA, GATT, WTO, accordi TRIP, Istituzioni Europee, ...) per modificare
la legislazione attuale e "proteggere" la "proprietà intellettuale".
E definire gli strumenti (tecnici e legali) per limitare la diffusione e riproducibilità
della conoscenza in tutte le sue forme.
Io mi opporrò, e denuncerò tutte proposte di legge che vanno in
questa direzione.
La Costituzione Europea fra i fondamentali diritti di libertà recita: Parte II Carta dei diritti fondamentali dell'unione - Titolo II Libertà II-17. Diritto di proprietà §2 La proprietà intellettuale è protetta.
- Condivide l'inclusione di questo "diritto di libertà" nella costituzione europea? Lo sosterrą?
Non solo la proprietà intellettuale
è citata più volte nella proposta di Costituzione, ma è
menzionata fra le libertà fondamentali, insieme al diritto di associazione,
al diritto di asilo, all’istruzione.
Non lo condivido. Ovviamente i Comunisti italiani ritengono fondamentali altre
libertà e diritti: libertà dal bisogno economico, libertà
dallo sfruttamento...
Alcuni articoli della Costituzione sono condivisibili; sono contrario a questo
articolo.
Per trarre valore economico da beni immateriali, infinitamente riproducibili e fruibili, secon do alcuni, occorre porre dei limiti alla loro diffusione, creando una scarsità artificiale (un po' come la distruzione dei pomodori europei per tenerne alto il prezzo).
- Ritiene possibile o utile mantenere l'accesso della conoscenza, potenzialmente per tutti i cittadini?
- Pochè la conoscenza e i saperi si basano sui saperi precedentemente accumulati, vi è chi sostiene che una eccessiva restrizione della libera circolazione di nuovi saperi rischierebbe di soffocare l'innovazione. Che iniziative suggerisce di intraprendere a livello europeo per limitare tale rischio?
- Ritiene che la difficoltà di trarre profitti dall'innovazione prodotta limiti gli investimenti per produrre nuova conoscenza e prodotti?
- Le leggi attuali sono un buon bilanciamento fra profitti privati e bisogni pubblici? Oppure occorrono iniziative correttive? E se del caso in quale direzione ritiene che debbano essere prese?
L’accesso alla conoscenza è
indispensabile sia per l’innovazione, che per la cultura, il progresso
e l’emancipazione sociale di tutti i cittadini. Una accesso ristretto
ad una classe di cittadini, oltre ad essere ingiusto impoverisce la società.
La restrizione della conoscenza, che potrebbe essere liberamente disponibile,
ma è ridotta a merce e data in esclusiva ad una impresa per decine di
anni, affinché ne tragga profitto, sono un esproprio sociale. Molte nuove
conoscenze dipendono o dalla ricerca finanziata dal settore pubblico (università,
ricerca pregressa) o dalla conoscenza di dominio pubblico.
La brevettazione del sapere del software contrasta con la necessaria espansione
delle Piccole e Medie Imprese.
Vi è, specie negli ultimi anni, una tendenza all'estensione della durata sia dei brevetti che del copyright.
- Ritiene adeguato che la durata dei brevetti debba essere al minimo di 20 anni?
- Concorda con la continua estensione della durata del copyright che ha raggiunto in alcuni casi oltre 100 anni ?
- Ritiene che sia corretto che le istituzioni europee non possono legiferare su questi temi, essendo soggette agli accordi TRIP? Ritiene che si debbano ottenere deroghe in temi quali la conoscenza e la cultura ?
- La durata dei brevetti si è estesa, mentre il ciclo di vita dei prodotti e delle idee si è invece ridotto. Voterebbe la richiesta al commissario al commercio di richiedere di una drastica riduzione di tali durate ?
Questa durata del copyright è
semplicemente un oltraggio. Ritengo che per i beni comuni si debba chiedere
una deroga.
E’ indispensabile che il commissario europeo che rappresenta dell’Unione
nei negoziati internazionali si batta per invertire questa tendenza ad allargare
la durata.
Mi batterò in Parlamento per obbligare la Commissione in questa direzione e quindi a emanare normative cogenti in tal senso.
In merito alla proprietà dei brevetti ed alle ripercussioni sull'ecnomia e sulla difesa.
- In quale modo l'Europa può mantenere la sua indipendenza
- In quale modo le PMI europee del settore possono continuare a svolgere il benefico ruolo nello sviluppo dell'economia europea in presenza di importanti royalties che ne bloccano la produzione?
- In quale modo la difesa nazionale ed Europea possono sviluppare tecnologie autonome nel settore?
In Parlamento l'opposizione alla
direttiva è condotta dai comunisti italiani con il loro gruppo parlamentare
(GUE/NGL) insieme al gruppo Verde.
Il deputato Cossutta
è il primo firmatario della richiesta di rifiuto della proposta del Commissario
Bolkestein, in quanto "proponendo la brevettabilità delle invenzioni
messe in opera con un computer, la Commissione apre la via alla brevettabilità
del sapere umano. Di più, questa direttiva non risponde alle necessità
economiche, scientifiche e culturali del settore informatico europeo così
come la necessità di promuovere l'innovazione".
La proposta di direttiva è uno strumento di aggressione alla libera diffusione
ed alla condivisione della conoscenza, pratica comune nell'ambito informatico.
Copiando pedissequamente il modello statunitense, la Commissione intende così
favorire poche multinazionali, ovvero creare un monopolio, limitando la possibilità
di creare software.
Oggi la maggioranza dei brevetti sono in mano a poche multinazionali. Se dunque
gli elementi per produrre software - una volta liberamente disponibili - saranno
brevettati, poche multinazionali obbligheranno quello che oggi è un produttore
indipendente a pagare i diritti o, essendo i mezzi di produzione requisiti,
diventare salariati (iperflessibilizzato-servo della gleba) delle multinazionali.
Il PdCI, ha espresso la sua posizione sia in comunicati
stampa, che in articoli
sul nostro settimanale "Rinascita".
Alcune amministrazioni pubbliche europee e alcuni governi dei paesi in via di sviluppo comiciano a inserire fra le condizioni di selezione del software da acquistare che sia open open source. É in preparazione una direttiva europea (sulla neutralità) che considera tale discriminazione lesiva della libertà di mercato.
- Ritiene che Open Source sia semplicemente un modello di business ? Oppure ritiene che un governo e una amministrazione abbiano il diritto di porre tale discriminante poichè si tratta di una scelta politica con aspetti di indirizzo strategico ? Quali sono questi aspetti ?
- Se del caso è disponibile a sosternee con il suo voto una direttiva sulla neutralità ?
Mi opporrò a tale direttiva proponendo emendamenti sia in stretto contatto con il movimento open source che con le amministrazioni locali più illuminate.
Mi batterò inoltre per richiedere alla Commissione una comunicazione e la preparazione di una direttiva sul riutilizzo.
Con la tecnologia digitale si rende possibile identificare per ogni documento da chi è stato prodotto, quando, controllare e impedirne la riproduzione e modifica. Con la tecnologie digitali, supportate da una adeguata legislazione, è possibile richiedere che ogni documento che circola in rete include questi sistemi di identificazione e protezione.
- Concorda con questa forma di controllo sulle informazioni digitali?
- Concorda con l'idea che ogni frammento di conoscenza, una volta digitalizzata debba avere un proprietario?
- Intende sostenere le proposte di direttiva sul DRM?
- Ritiene che i progetti informatica sicura (conosciuto come 'Trusted Computing', 'Palladium', 'NSGCB', etc..) rappresentino una necessario strumento di controllo per garantire la sicurezza informatica e combattere contro la pirateria?
- É il Grande Fratello o un semplice strumento di controllo della pirateria e di distribuzione dei profitti?
Il sogno di ogni dittatura è
sempre stato la possibilità del controllo totale: controllare chi produce
idee e documenti, impedirne la riproduzione e distribuzione. Non era possibile
mettere un poliziotto accanto ad ogni fotocopiatrice, identificare lo scrittore
di un documento, e, pur con maggiori difficoltà le idee hanno continuato
a circolare. Un dissenso politico, una opposizione si è potuta esprimere.
Oggi invece la tecnologia digitale rende possibile realizzare questo sogno:
identificare per ogni documento da chi è stato prodotto, dove, controllare
e impedirne la riproduzione e modifica.
Questo sistema di controllo totale viene presentato come un metodo per garantire
al piccolo autore di trarre “il giusto profitto” dalla sua opera.
Questo non è vero, ed è un gravissimo un pericolo per la libertà,
che vede profilarsi scenari orwelliani.
La nozione di privacy non definisce più soltanto la tutela della vita privata e familiare, ma include la protezione dei dati personali, il diritto di mantenere il controllo sulle proprie informazioni, ovunque esse si trovino. Inoltre, molti ritengono che questi diritti confliggano con la lotta al terrorismo e sono state emanate leggi speciali (quali il Patriot Act) per rimuovere temporaneamente alcuni di questi diritti.
- Ritiene che le attuali garanzie al cittadino si possano ridurere ai fini di piu' efficace lotta al terrorismo?
- Appoggerebbe leggi simili al Patriot Act? Riterrebbe accettabili sistemi di controllo dei contenuti delle comunicazioni, quali Echelon, nel passato condannato dal Parlamento Europeo, oggi accettabili? Con quali garanzie?
- Ritiene accettabili controlli biometrici nei luoghi pubblici?
Assolutamente no. le garanzie attuali
sono il risultato di anni di battaglie.
Negli Stati Uniti, con il pretesto della lotta al terrorismo sono passate leggi
che limitano fortemente la libertà individuali e la privacy dell’individuo.
Sono contrario a ridurre queste garanzie, soprattutto in un contesto tecnologico,
che permetterebbe in pochi anni grazie alle tecnologie di digital right management
il controllo totale delle informazioni che circolano in rete.
Il PdCI ha presentato numerose interrogazioni per smascherare l’esistenza
di Echelon, inizialmente negato o minimizzato dalla Commissione. Non ritengo
vi siano garanzie possibili.
Non ritengo accettabili tali controlli. La gestione dei dati relativi ai cittadini,
e’ un tema particolarmente delicato, sul quale la Commissione, sta proponendo
una deriva autoritaria, e un allineamento (pardon si dice “armonizzazione”)
alle posizioni USA. L’accordo sulla “data retention” e’
solo una prima avvisaglia.
Esempi di infrastrutture e beni comuni comuni, il cui accesso non può essere discriminato, spaziano da Internet, alle biblioteche e scuole pubbliche. Queste, insieme alla conoscenza pubblica hanno permesso eguali opportunita' di innovazione e conoscenza.
In una società della conoscenza, la conoscenza è una delle maggiori fonti di profitti. La conoscenza, che se mantenuta bene pubblico non ha valore e non possono diventare fonte di profitto per privati. Un libero accesso, se da una parte permetterebbe di diffondere la conoscenza, l'istruzione e il sapere, d'altro canto non permetterebbe agli autori di trarre profitto dal proprio lavoro. Il bilanciamento di questa dicotomia viene decisa a livello politico. L'accesso alla conoscenza deve quindi essere maggiormente regolato e controllato.
- Concorda con questo approccio?
- Oppure ritiene che la conoscenza come bene comune sia da preservare?
- Oggi una nuova direttiva europea richiede che ogni prestito di un libro nelle biblioteche pubbliche europee sia soggetto ad una tassa. Concorda?
Come affermato fino ad ora ritengo
di primaria importanza che la conoscenza sia bene pubblico.
Non posso che condannare ogni norma che limiti la libertà alla conoscenza
frapponendogli ostacoli di natura economica.
Le tecnologie legate alla Rete se da un lato sono un formidabile veicolo di innovazione dall'altro possono essere un elemento di discriminazione tra chi può averene accesso e chi ne risulata escluso
- Qual'è la sua posizione sul Digital Divide?
- Che tipo di digital divide identifica? Fra quali soggetti / luoghi si produce tale frattura?
- Quali sono le proposte contenute nel suo programma elettorale per ovviare/limitare il digital divide?
L'analfabetismo è ancora
oggi un flagello che colpisce le classi meno abbienti. L'analfabetismo di ritorno,
che come indica il Prof. Tullio de Mauro si situa, nelle nostre società
"occidentali" ad oltre il 10% della popolazione accresce l'esclusione
sociale delle classi meno abbienti.
L'analfabetismo informatico si aggiunge ai precedenti e crea quella che viene
definita la frattura digitale. La lotta contro tutto ciò è primordiale.