La tecnologia ci permette di condividere e di rendere disponibili istantaneamente saperi e conoscenze.
Norme comunitarie e di organismi internazionali si stanno orientando verso una legislazione che assegna diritti di esclusiva su idee e saperi, un tempo considerati beni comuni, estendendo il "diritto alla proprietà intellettuale" tradizionale.
- Una volta eletta/o intende sostenere tali proposte o opporvisi?
- Nel caso intenda sostenere tali proposte come intende garantire l'accesso alla conoscenza?
Mi oppongo e mi opporrò ad
ogni legislazione che voglia imporre diritti di esclusività su idee e
saperi.
Sulle medesime tematiche di libertà della conoscenza il PdCI ha già
operato senza tentennamenti dal 1996.
Le proposte della Commissione per limitare l'accesso al sapere e permettere
il brevetto non devono passare.
Con una interpellanza (che vi allego),a tale proposito, ho chiesto al Governo
per quali ragioni abbia modificato posizione e permesso al Consiglio di adottare
una Posizione Comune che, a quanto annunciato da Bruxelles, risulta essere contraria
alle posizione, pur mediate del Parlamento europeo votate in prima lettura.
L'accesso alla conoscenza di realizza con il massimo di libertà di diffusione,
appropriazione e trasmissione della conoscenza medesima. La Rete è uno
strumento che va lasciato libero da brevetti e royalties perché la conoscenza,
il sapere deve essere considerato alla stregua di un diritto umano fondamentale.
La conoscenza, l’istruzione, il sapere sono strumenti di riscatto e di
progresso sociale. Senza conoscenza, istruzione e sapere non si propaga l'indipendenza
di pensiero, si impone l'oppressione.
Del resto questa è una delle basi del lavoro del Partito dei Comunisti
Italiani, ancor più gramscianamente nel nostro Paese.
Dove trovare l'attività svolta del Partito nel settore: visitare il sito
nazionale del PdCI (http://www.comunisti-italiani.org),
nella colonna di destra c'è il logo del gruppo di lavoro nazionale per
il libero sapere, cliccare lì.
Alcuni sostengono la necessità di promuovere infrastrutture comuni nelle risorse necessarie alla produzione e allo scambio di informazioni all’interno del contesto informativo e che ciò sia necessario tanto per la democrazia quanto per la libertà individuale.
Altri, pur condividendo tale opinione di principio lamentano una possibile discriminazione.
- Alla luce di tali posizioni, ritiene necessario un intervento legislativo per garantire e mantenere delle infrastrutture pubbliche?
Lo Stato è l'organizzazione
civile delle donne e degli uomini che lo compongono.
Compito dello Stato democratico, moderno, repubblicano è quello di garantire
a tutte e tutti gli strumenti essenziali e fondamentali per il bene comune.
Lo afferma anche la Costituzione sia all'articolo 2 ("La Repubblica (.....)
e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,
economica e sociale") sia all'articolo 3, secondo comma: "E' compito
della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà l'uguaglianza tra i cittadini, impediscono
il pieno sviluppo della persona umana (...).
La privatizzazione esclude, non include; non permette il pieno sviluppo della
pe rsona umana, ma solo l'incremento di conti in banca di alcune persone: quelle
proprietarie, le quali decidono per il loro interesse e non quello generale.
Le infrastrutture devono essere pubbliche: inclusa quella della Rete. Per garantirne
libero accesso a tutte e tutti, senza tema di costi. Lo Stato si deve far carico
di questo elemento fondamentale di divulgazione della conoscenza, che oggi avviene
anche tramite la rete.
Così come siamo per una scuola pubblica di eccellenza, così siamo
per una Rete, pubblica che ne garantisca accessi e funzionamento ottimali.
La proprietà di un bene immateriale è oggi paragonata alla proprieta' di un bene materiale. Eppure molti sostengono che caratteristiche sono diverse è una pura trasposizione non è economicamente vantaggiosa per la società.
- É daccordo con il considerare la proprietà privata dei beni immateriali analoga alla proprietà privata dei beni materiali?
La Costituzione Europea fra i fondamentali diritti di libertà recita: Parte II Carta dei diritti fondamentali dell'unione - Titolo II Libertà II-17. Diritto di proprietà §2 La proprietà intellettuale è protetta.
- Condivide l'inclusione di questo "diritto di libertà" nella costituzione europea? Lo sosterrą?
Per un comunista, come io sono, che
é contro la proprietà privata dei mezzi di produzione, considerare
i beni immateriali, il sapere, beni liberi e a disposizione di tutte e di tutti
è un assioma.
Ne consegue che non condivido la definizione della proposta di Costituzione
europea sulla protezione della proprietà intellettuale.
Per trarre valore economico da beni immateriali, infinitamente riproducibili e fruibili, secon do alcuni, occorre porre dei limiti alla loro diffusione, creando una scarsità artificiale (un po' come la distruzione dei pomodori europei per tenerne alto il prezzo).
- Ritiene possibile o utile mantenere l'accesso della conoscenza, potenzialmente per tutti i cittadini?
- Pochè la conoscenza e i saperi si basano sui saperi precedentemente accumulati, vi è chi sostiene che una eccessiva restrizione della libera circolazione di nuovi saperi rischierebbe di soffocare l'innovazione. Che iniziative suggerisce di intraprendere a livello europeo per limitare tale rischio?
- Ritiene che la difficoltà di trarre profitti dall'innovazione prodotta limiti gli investimenti per produrre nuova conoscenza e prodotti?
- Le leggi attuali sono un buon bilanciamento fra profitti privati e bisogni pubblici? Oppure occorrono iniziative correttive? E se del caso in quale direzione ritiene che debbano essere prese?
L'accesso alla conoscenza deve essere
garantito a tutte le cittadini e a tutti i cittadini.
Essa deve avvenire tramite i massimo della circolazione e diffusione. Solo in
questo modo si accresce l'innovazione. Le restrizioni antigalileiane a favore
del profitto riducono sensibilmente l'innovazione.
In questo ambito, ma anche in altri, le stesse imprese non trarrebbero giovamento
da una normativa limitante la libera circolazione del sapere.
Se la Rete si è sviluppata lo deve innanzi tutto al suo essere, agli inizi totalmente aperta: tutte le sue attrici ed i suoi attori erano interdipendenti.
Vi è, specie negli ultimi anni, una tendenza all'estensione della durata sia dei brevetti che del copyright.
- Ritiene adeguato che la durata dei brevetti debba essere al minimo di 20 anni?
- Concorda con la continua estensione della durata del copyright che ha raggiunto in alcuni casi oltre 100 anni ?
- Ritiene che sia corretto che le istituzioni europee non possono legiferare su questi temi, essendo soggette agli accordi TRIP? Ritiene che si debbano ottenere deroghe in temi quali la conoscenza e la cultura ?
- La durata dei brevetti si è estesa, mentre il ciclo di vita dei prodotti e delle idee si è invece ridotto. Voterebbe la richiesta al commissario al commercio di richiedere di una drastica riduzione di tali durate ?
La durata del copyright, imposta
da accordi multinazionali, è eccessiva, altra cosa è il diritto
d'autore, essendo ormai proprietà aziendale e nemmeno individuale viene
allungata, oltre misura, a cento anni.
Gli accordi TRIP sono imposti dalle multinazionali, innanzi tutto di origine
statunitense. I governi, quelli europei compresi e con essi la Commissione seguono
pedissequamente le loro volontà.
A discapito dei cittadini, e delle PMI.
In merito alla proprietà dei brevetti ed alle ripercussioni sull'ecnomia e sulla difesa.
- In quale modo l'Europa può mantenere la sua indipendenza
- In quale modo le PMI europee del settore possono continuare a svolgere il benefico ruolo nello sviluppo dell'economia europea in presenza di importanti royalties che ne bloccano la produzione?
- In quale modo la difesa nazionale ed Europea possono sviluppare tecnologie autonome nel settore?
La brevettazione del sapere, bloccando
l'innovazione rovina le piccole e medie imprese. Questa hanno svolto un benefico
ruolo nello sviluppo dell'economia europea, anzi, in questa fase di recessione
sono uno dei pochi settori che trainano l'economia dell'Unione europea.
La brevettabilità del software è il segno della crisi di sovrapproduzione
del sistema capitalista, i brevetti sono a tutti gli effetti capitale accumulato
che rientra nella sfera dell'autoriproduzione.
La proprietà legale delle idee (degli strumenti elettronici per realizzarle)
fa regredire il sistema capitalista a sistema feudale come quando il feudatario
era proprietario della terra ed i contadini servi della gleba.
L'Unione europea manterrà la sua indipendenza in generale e nel settore
della difesa in particolare se saprà quindi mantenere la libertà
di circolazione del sapere e si discosterà dagli interessi delle multinazionali
di origine statunitense.
Ritengo la posizione comune assunta dal Consiglio sulla Direttiva sulla brevettabilità
del software, non una “proposta di compromesso” ma un ribaltamento
della posizione del Parlamento Europeo, e un attacco alla libera diffusione
della conoscenza, nonché al ruolo importante per lo sviluppo dell’economia,
svolto dalle piccole imprese, in questa fase di crisi. Ho presentato una
interrogazione al Governo (in allegato) per comprendere per quali
ragioni il Governo Italiano, che si era dichiarato inizialmente contrario, nottetempo
ha cambiato posizione, astenendosi e favorendo il raggiungimento della maggioranza
qualificata sulla proposta irlandese.
Alcune amministrazioni pubbliche europee e alcuni governi dei paesi in via di sviluppo comiciano a inserire fra le condizioni di selezione del software da acquistare che sia open open source. É in preparazione una direttiva europea (sulla neutralità) che considera tale discriminazione lesiva della libertà di mercato.
- Ritiene che Open Source sia semplicemente un modello di business ? Oppure ritiene che un governo e una amministrazione abbiano il diritto di porre tale discriminante poichè si tratta di una scelta politica con aspetti di indirizzo strategico ? Quali sono questi aspetti ?
- Se del caso è disponibile a sosternee con il suo voto una direttiva sulla neutralità ?
Open Source è un modello di
business che ha implicazioni strategiche.
Sono contrario ad una qualsiasi normativa sulla neutralità.
Con la tecnologia digitale si rende possibile identificare per ogni documento da chi è stato prodotto, quando, controllare e impedirne la riproduzione e modifica. Con la tecnologie digitali, supportate da una adeguata legislazione, è possibile richiedere che ogni documento che circola in rete include questi sistemi di identificazione e protezione.
- Concorda con questa forma di controllo sulle informazioni digitali?
- Concorda con l'idea che ogni frammento di conoscenza, una volta digitalizzata debba avere un proprietario?
- Intende sostenere le proposte di direttiva sul DRM?
- Ritiene che i progetti informatica sicura (conosciuto come 'Trusted Computing', 'Palladium', 'NSGCB', etc..) rappresentino una necessario strumento di controllo per garantire la sicurezza informatica e combattere contro la pirateria?
- É il Grande Fratello o un semplice strumento di controllo della pirateria e di distribuzione dei profitti?
Il termine libertà si elide
con quello di controllo totale
La scusa del controllo della pirateria è giustappunto una scusa.
Non ho mai convenuto con l(idea che fosse necessario brevettare i singoli accordi
musicali. Nessuno produrrebbe più musica, ancor più in ragione
del fatto di essere controllata ogni sua partitura.
Brevetto e conoscenza sono in contrasto. Io sono per la libera conoscenza.
Il controllo totale proposto con il DRM blocca l'espandersi delle idee, blocca
lo sviluppo economico: è nocivo alla civiltà.
La nozione di privacy non definisce più soltanto la tutela della vita privata e familiare, ma include la protezione dei dati personali, il diritto di mantenere il controllo sulle proprie informazioni, ovunque esse si trovino. Inoltre, molti ritengono che questi diritti confliggano con la lotta al terrorismo e sono state emanate leggi speciali (quali il Patriot Act) per rimuovere temporaneamente alcuni di questi diritti.
- Ritiene che le attuali garanzie al cittadino si possano ridurere ai fini di piu' efficace lotta al terrorismo?
- Appoggerebbe leggi simili al Patriot Act? Riterrebbe accettabili sistemi di controllo dei contenuti delle comunicazioni, quali Echelon, nel passato condannato dal Parlamento Europeo, oggi accettabili? Con quali garanzie?
- Ritiene accettabili controlli biometrici nei luoghi pubblici?
Le garanzie in vigore coprono benissimo
le esigenze di lotta al terrorismo.
Il Patriot Act ed altri simili servono solo a mostrare i muscoli dell'impotenza
e soddisfare il mito di ogni antidemocratico: controllare tutto e tutti.
Intanto i terroristi possono fare ciò che credono perché la lotta
al terrorismo è altro che misure supplementari di sicurezza. Il pesce
terrorista si annega se si elimina l'acqua nella quale vive, e quindi sviluppo
economico, rispetto e libertà per tutti i popoli del mondo: questa la
ricetta contro i terroristi.
Mi sono opposto e mi oppongo a qualsiasi misura che con la scusa della lotta
al terrorismo diminuisca la privacy delle cittadine e dei cittadini.
Esempi di infrastrutture e beni comuni comuni, il cui accesso non può essere discriminato, spaziano da Internet, alle biblioteche e scuole pubbliche. Queste, insieme alla conoscenza pubblica hanno permesso eguali opportunita' di innovazione e conoscenza.
In una società della conoscenza, la conoscenza è una delle maggiori fonti di profitti. La conoscenza, che se mantenuta bene pubblico non ha valore e non possono diventare fonte di profitto per privati. Un libero accesso, se da una parte permetterebbe di diffondere la conoscenza, l'istruzione e il sapere, d'altro canto non permetterebbe agli autori di trarre profitto dal proprio lavoro. Il bilanciamento di questa dicotomia viene decisa a livello politico. L'accesso alla conoscenza deve quindi essere maggiormente regolato e controllato.
- Concorda con questo approccio?
- Oppure ritiene che la conoscenza come bene comune sia da preservare?
- Oggi una nuova direttiva europea richiede che ogni prestito di un libro nelle biblioteche pubbliche europee sia soggetto ad una tassa. Concorda?
Non condivido l'approccio capitalista che viene espresso con il controllo dei Commons.
La conoscenza come bene comune è da preservare.
Continuerò la lotta contro il sistema di privatizzazione del sapere.
Le tecnologie legate alla Rete se da un lato sono un formidabile veicolo di innovazione dall'altro possono essere un elemento di discriminazione tra chi può averene accesso e chi ne risulata escluso
- Qual'è la sua posizione sul Digital Divide?
- Che tipo di digital divide identifica? Fra quali soggetti / luoghi si produce tale frattura?
- Quali sono le proposte contenute nel suo programma elettorale per ovviare/limitare il digital divide?
Digital Divide é l'espressione informatica della scuola di classe. Sono contrario.