L’UNIONE INNOVA L’ITALIA

Milano, 16 Marzo 2006, ore 9.00
Camera del Lavoro
C.so di Porta Vittoria, 43

Dobbiamo riavviare l’Italia se vogliamo dare risposte adeguate ai tanti problemi della nostra società, se vogliamo uscire dal declino e dalle difficoltà. E dobbiamo farlo con assoluta urgenza.L’innovazione è una formidabile leva strategica per un paese che deve ripartire, a patto che venga indirizzata verso le vere priorità, con una visione non tecnocratica e non settoriale.
L’Unione e le forze che compongono la coalizione mette al centro dei suoi programmi questa sfida per un paese più moderno e più coeso.

Intervengono: Pierluigi Celli, Enzo Rullani, Carlo Mochi
Partecipano: Bruno Ferrante, Beatrice Magnolfi, Linda Lanzillotta, Sergio Bellucci, Marco Cappato, Fiorello Cortiana, Francesco Borgomeo, Roberto Galtieri, Valeria Gangemi, Alfonso Fuggetta, Alessandro Rubini, Aniello Cimitile, Lucia De Siervo, Roberto Cappellini
Modera: Carlo Massarini
Conclude: Piero Fassino


L'intervento del Compagno Roberto Galtieri
[Responsabile del gruppo di lavoro libero sapere e Responsabile dell'innovazione per il PdCI]

L’obiettivo di Lisbona, quello di creare l’economia della conoscenza entro il 2010, non verrà raggiunto, e cio’ è grave per l’Unione europea intera; ma per il nostro Paese cio’ è drammatico; poiché non avremmo, non abbiamo neanche l’appiglio di un impulso esterno per riuscire a dare propettiva e futuro alla nostra società.

L’innovazione tecnologica è l’unica vera politica di sviluppo del Paese. Per gli Stati Uniti, come esplicitato nei rapporti del gruppo dei consiglieri della Casa Bianca, l’innovazione deve essere l’elemento portante della sfida del futuro, “per mantenere l’egemonia americana” e che per far cio’ “dobbiamo compiere uno sforzo enorme come lo facemmo dopo il lancio dello Sputinik non solo per eliminare il gap tecnologico con i russi ma per sovrastarli”.

Innovazione non come sviluppo delle imprese di telecomunicazioni o di servizi informatici, ma innovazione per determinare un quadro di opportunità economiche e sociali.

Il nostro povero Paese di fronte alla totale assenza di innovazione tecnologica - sia da parte governativa che del mondo imprenditoriale – deve dunque attrezzarsi su due livelli:

  1. seguire l’esempio Finlandia: dopo il crollo dell’Urss i fondamentali economici finlandesi crollarono poiché una enorme parte dell’economia nazionale era orientata verso l’Urss. Crisi economica, tassi disoccupazione elevatissimi, a due cifre. Il governo di quel paese decise, allora, di investire il 6% del PIL all’anno in R&S. La scomessa, lo vediamo , è stata vinta; Anche il nostro paese deve quindi investire non il 3% del PIL come indicato da Lisbona, ma molto, molto di più: il 6, il 10%, per anni, investire in scuole, formazione, investimenti in conoscenza. Altrimenti saremo emerginati nella divisione internazionale de lavoro.
  2. garantire la libertà di circolazione e di scambio della conoscenza al fine di sviluppare innovazione bloccando i monopoli, come ha opportunamente fatto anche il Parlamento europeo rifiutando la brevettazione del software.

Creare ecosistemi digitali, una sorta di distretti virtuali, che siano punto di riferimento delle amminstrazioni pubbliche che non si affidino, per i servizi, ad appallti alle solite mutinazionali, ma sviluppino servizi aperti di pubblico dominio, sul modello wiki. Bandi per comunità di giovani (appunto ecosistemi digitali) per attivare conoscenza diffusa nel territorio, e quindi sviluppare condivisione e diffusione della conoscenza medesima.

Insomma la conoscenza immateriale quale valore aggiuto. In questo modo si evitano i sussidi, disastro per il bilancio e mortificazione per i sogetti sociali beneficiari, ma lavoro vero.

Roberto Galtieri, Milano, 16-3-2006


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