<EntPE>PARLAMENTO EUROPEO</EntPE>
<Date>{24/06/97} 24 giugno 1997</Date>
<TitreType>DOCUMENTO DI LAVORO I</TitreType>
<Titre>sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al quinto programma quadro delle azioni comunitarie di ricerca, di sviluppo tecnologico e di dimostrazione (1998-2002)
(COM(97)0142 - C4-0186/97 - 97/0119(COD))</Titre>
<Commission>{ENER} Commissione per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'energia</Commission>
Relatrice: <Depute>on. Godelieve Quisthoudt-Rowohl</Depute>
Introduzione
Da oltre dodici anni la Comunità pubblica programmi quadro pluriennali per la promozione della ricerca, dello sviluppo tecnologico e della dimostrazione, con contenuti e strutture di crescente complessità. Il quarto programma quadro di R&S, che terminerà nel 1998, si articola in ben 18 programmi specifici riguardanti molti argomenti di ricerca diversi e talora contraddittori, la cui gestione è dispersa fra sette direzioni generali oltre al Centro comune di ricerca. Tale situazione è rispecchiata nella valutazione del programma effettuata da un panel indipendente presieduto dal visconte Davignon: la struttura attuale del programma impedisce la formulazione di un'autentica strategia e ne rende difficoltosa l'attuazione; il programma non riesce a soddisfare le aspettative in esso riposte; non si concentra abbastanza sui settori prioritari; manca il riferimento agli obiettivi dell'Unione; non vi è la capacità di reagire in modo flessibile a nuove sfide o a nuove opportunità. Nelle sue raccomandazioni il panel propone pertanto un profondo mutamento per quanto riguarda procedure decisionali e gestione nonché nella struttura e nell'orientamento del programma.
Un grosso ostacolo ad un'impostazione veramente europea del programma quadro di R&S è stato finora rappresentato dall'obbligo per il Consiglio di prendere le sue decisioni all'unanimità. Ciò ha dato luogo, come osserva criticamente anche il panel, alla crescita incontrollata nel programma di predilezioni settoriali e nazionali non subordinate ad una superiore strategia. Anche per l'approvazione del quinto programma quadro sarà ancora richiesta l'unanimità del Consiglio; malgrado ciò si deve tuttavia tentare di dare al programma un orientamento strategico conforme agli obiettivi della Comunità ed una nuova impostazione in fatto di contenuti e strutture. Ma in futuro - e ciò dovrebbe valere già in occasione di un'eventuale revisione del quinto programma quadro - si applicherà in Consiglio il principio della decisione a maggioranza, come nelle altre procedure di codecisione. Il Consiglio europeo ha compiuto il primo passo in questo senso al vertice di Amsterdam.
Occorre infine eliminare la differenza oggi esistente fra i poteri del Parlamento in materia di programmi di ricerca CE e quelli relativi ai programmi EURATOM. Il deficit parlamentare di cui soffre il trattato EURATOM non ha oggi più alcuna giustificazione; la Commissione dovrebbe pertanto valutare in modo approfondito se davvero non possa proporre la parte del programma quadro riguardante il settore nucleare secondo le regole del trattato CE.
La proposta della Commissione
La Commissione ha cercato di tener conto delle critiche che sono state rivolte al programma quadro ed ha raccolto molti stimoli. Il suo approccio di fondo per il programma va nella giusta direzione. A parte gli ovvi presupposti dell'eccellenza scientifica e tecnologica e della validità rispetto alle grandi politiche dell'Unione, indispensabili per ottenere finanziamenti a titolo del programma, meritano una sottolineatura positiva soprattutto l'intenzione di concentrare maggiormente gli sforzi su un numero limitato di temi/problemi di grande importanza economica, ecologica o sociale e il rilievo dato all'indispensabile "valore aggiunto europeo".
La proposta della Commissione si differenzia nettamente dal programma quadro precedente. Un punto essenziale e, in linea di massima, degno di apprezzamento è la riduzione del numero dei programmi specifici al fine di migliorare il coordinamento, snellire la gestione e ottenere maggiore flessibilità. Ormai la Commissione prevede solo tre programmi tematici ("verticali") e tre programmi orizzontali, oltre a un programma per il CCR.
Nella riduzione dei programmi tematici la Commissione si è tuttavia spinta molto in là. Il primo e il terzo dei programmi tematici, rispettivamente "scoprire le risorse della vita e dell'ecosistema" e "favorire una crescita competitiva e sostenibile" sono molto ampi dal punto di vista dei contenuti e coprono campi di ricerca relativamente lontani tra loro sotto l'aspetto tematico; potrebbero quindi risultarne più problemi che vantaggi per quanto riguarda il coordinamento, la gestione e la valutazione. In particolare è il caso di chiedersi se i settori dell'ambiente e dell'energia non dovrebbero essere svincolati, rispettivamente, dal primo e dal terzo programma tematico. Si tratta di settori di ricerca che hanno un peso proprio particolarmente elevato, sono tematicamente "contigui" e possono essere abbastanza agevolmente circoscritti rispetto agli altri settori previsti dal programma; essi potrebbero quindi formare l'oggetto di un quarto, distinto programma tematico.
L'opportunità di eventuali ulteriori suddivisioni - ad esempio un programma distinto in materia di trasporti - deve essere soppesata con molta attenzione, poiché vi è il pericolo di un frazionamento eccessivo ed arbitrario.
Un elemento nuovo e positivo nella proposta della Commissione è rappresentato dalle "azioni chiave" all'interno dei programmi tematici. In tal modo la Commissione passa, nella definizione dei temi di ricerca, da un'impostazione orientata alle tecnologie ad una orientata ai problemi. La politica della ricerca diventa così molto più "politica". La Comunità comincia dunque ad assumere il ruolo di "cliente" del complesso della ricerca: è lei a definire in concreto le sfide e i problemi, di natura economica, sociale o ecologica, la cui soluzione considera prioritaria e alla cui soluzione la ricerca e la tecnologia devono contribuire. A differenza che per i programmi tematici, la Commissione non si è posta limiti al momento di fissare il numero delle azioni chiave, accontentandosi però poi di ben scarsi elementi allorché si è trattato di descriverne i contenuti. Le azioni chiave proposte sono in totale 18 e riguardano in buona parte temi già noti nell'ambito del quarto programma quadro (programmi o sottoprogrammi specifici). Più volte la descrizione delle azioni chiave si allontana dall'approccio orientato ai problemi. La linea di demarcazione che separa azioni chiave e ricerca generica è poco chiara.
Anche se l'introduzione delle azioni chiave rappresenta un'importante novità, la ricerca di base e quella generica (cioè adatta a molteplici azioni potenziali) dovrebbero continuare ad essere elementi essenziali del programma quadro. Esse possono avere un nesso con le azioni chiave, ma non devono averlo necessariamente . Un collegamento "obbligatorio" con le azioni chiave significherebbe imporre un orizzonte limitato a determinati problemi e non lasciare spazio per nuovi temi, interessanti ma non previsti dalle azioni chiave; ciò sarebbe inoltre in contraddizione con la flessibilità cui si vuole tendere.
Alla Commissione va mosso il rilievo che, per quanto è dato di vedere, nella proposta relativa al quinto programma quadro vengono in sostanza ripresi temi che facevano già tutti parte del quarto programma quadro. Ma se venisse fuori che il contenuto del quinto programma quadro è, per così dire, solo del vino vecchio in otri nuovi, si sarebbe del tutto mancato l'obiettivo di un radicale rinnovamento nell'orientamento e nella messa a fuoco del programma.
I programmi tematici
Il contenuto dei programmi tematici fa riferimento alle principali aree di ricerca e alle principali tecnologie che contribuiranno in modo decisivo a modellare la società all'inizio del XXI secolo: scienza della vita ed ecologia, tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), tecnologie industriali comprese la ricerca nel settore energetico e le tecnologie dei trasporti.
Il programma "Scoprire le risorse della vita e dell'ecosistema" è concepito per migliorare la qualità della vita e della salute e per affrontare i più pressanti problemi dell'ambiente, ma anche per rafforzare la competitività delle imprese europee in settori tecnologici ricchi di prospettive e dall'elevato potenziale economico, qual è il caso ad esempio dei molteplici settori applicativi della biotecnologia.
Il programma riveste notevole rilevanza. Nei settori della biomedicina e della biotecnologia sono stati compiuti in questi ultimi anni progressi capaci di portare a sviluppi del tutto nuovi, come nel caso della decodificazione del genoma del lievito, e ulteriori progressi sono prevedibili. Le azioni chiave proposte dalla Commissione abbracciano le tematiche più importanti, anche se certamente sarebbe possibile individuarne altre, diverse o complementari. Ma nella descrizione delle azioni chiave, come pure dei temi oggetto della ricerca generica, la Commissione offre elementi decisamente insufficienti. Al riguardo è indispensabile una più precisa definizione e una migliore descrizione degli obiettivi dei progetti.
Il programma appare assai vasto. Esso dovrebbe occuparsi in via prioritaria delle scienze della vita, per le quali si può parlare di uno stretto nesso tecnico-scientifico, di una conseguente stretta necessità di coordinamento, nonché di un "gruppo bersaglio" ben delimitabile.
Un eventuale programma distinto per l'ambiente (che potrebbe essere impostato autonomamente o insieme a un programma per l'energia) dovrebbe riunire, ad esempio, le azioni chiave IV, V e VI del primo programma tematico ed alcuni elementi del terzo programma tematico.
Lo sviluppo degli strumenti per una società dell'informazione di facile impiego può contribuire in modo decisivo alla crescita e all'occupazione. E' pertanto del tutto logico che la Comunità promuova le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, data l'enorme concorrenza esistente a livello internazionale e data l'importanza di tali tecnologie per l'intero comparto industriale, e intenda al contempo esercitare la propria influenza sulla configurazione che va assumendo la società dell'informazione.
La recente valutazione del panel presieduto dal Professor Carneiro (così come il gruppo di valutazione presieduto dal Professor Colombo nel 1996) conferma che in questo campo della ricerca si sono conseguiti notevoli successi. In ciò ha avuto un ruolo decisivo l'impulso che il programma ha saputo dare alla cooperazione tra imprese europee, facendo di essa un fatto ormai stabilmente acquisito.
Seguendo le indicazioni delle relazioni di valutazione, la Commissione propone ora opportunamente un unico programma in materia di TIC. E' tuttavia discutibile che tale accorpamento debba dar luogo ad un aumento, rispetto al passato, della quota percentuale del bilancio della ricerca da destinarsi a questo settore, né la Commissione fornisce motivazioni al riguardo.
Come si è già detto, è stato ormai raggiunto un obiettivo essenziale dei programmi, quello di creare una cooperazione a livello europeo, per cui sarebbe opportuno valutare meglio quale sia a questo punto il valore comparativo del futuro sostegno comunitario alla R&S in questo settore rispetto ad altri campi di ricerca del programma quadro.
I contenuti delle azioni chiave "I sistemi e i servizi per il cittadino" e "I nuovi metodi di lavoro e il commercio elettronico" sono descritti in modo insufficiente. E' assolutamente necessario che gli obiettivi cui si punta vengano esposti con chiarezza. Vi è anche il pericolo che si dia sostegno ad un numero eccessivo di applicazioni orientate al mercato, trascurando la necessità di sviluppare una base valida per il futuro per le tecnologie dell'informazione, della comunicazione e delle reti, tecnologie che costituiscono una premessa importante per poter far fronte alla concorrenza internazionale. E' necessario che vi sia un rapporto equilibrato tra queste due componenti.
Particolare attenzione merita l'azione chiave "Il contenuto multimedia": se abbiamo riconosciuto la necessità e l'importanza dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, essenziale anche ai fini occupazionali, dobbiamo altresì assicurare lo sviluppo degli strumenti di facile impiego necessari a tal fine che le TIC possono mettere a nostra disposizione. Si tratta innanzitutto di sviluppare e convalidare servizi pilota multimediali per l'istruzione e la formazione professionale, e di mettere a punto il software per programmi didattici multimediali.
Quanto alla gestione di questo programma, sorge la questione di quale debba essere la direzione generale responsabile della sua attuazione. In linea di principio, la direzione generale responsabile della politica delle telecomunicazioni dovrebbe anche gestire il programma di ricerca per le TIC.
Il programma "Favorire una crescita competitiva e sostenibile" è inteso a sostenere lo sviluppo delle conoscenze e delle tecnologie necessarie per progettare processi e per fabbricare prodotti di qualità e rispettosi dell'ambiente. Le azioni chiave del programma coprono, come si è già detto, settori molto vasti, e in parte (si veda l'azione I) sono definite non sulla base dei problemi bensì delle tecnologie. Occorrono al riguardo definizioni più precise degli obiettivi da raggiungere. L'azione VI di questo programma (la città del futuro) comprende un ventaglio troppo ampio di tematiche, abbraccia interi complessi di problemi, e riguarda di conseguenza molti campi di ricerca ben diversi l'uno dall'altro; non appaiono pertanto raggiungibili quella concentrazione e quell'approccio integrato che pure dovrebbero essere caratteristiche fondamentali delle azioni chiave.
La prima azione chiave avente per obiettivo il miglioramento della competitività e lo sviluppo di prodotti e processi "puliti" è di particolare importanza. Il giro d'affari stimato sul mercato europeo per i beni industriali e i servizi ammonta a 4.500 miliardi di ecu, e l'industria europea è esposta ad una crescente concorrenza da parte di fornitori extracomunitari di tali beni e servizi.
Particolare attenzione va dedicata anche all'azione chiave "Mobilità sostenibile e intermodalità". Il riuscire ad affrontare in modo intelligente i crescenti volumi di traffico, legati alle esigenze del trasporto di persone e merci, costituisce una sfida di particolare importanza in relazione tanto alle enormi perdite economiche quanto ai problemi ambientali che deriverebbero dalla mancata messa a punto e utilizzazione degli opportuni strumenti tecnici e organizzativi (sistemi di gestione, navigazione mediante i satelliti ecc.).
Si dovrebbe prendere in considerazione l'opportunità di smembrare l'azione chiave riguardante la ricerca energetica, suddividendola nelle tre componenti energie rinnovabili, risparmio energetico e utilizzazione "pulita" delle energie fossili (anche in relazione al graduale avvio delle attività di ricerca fondate sul trattato CECA). In tale quadro un particolare rilievo spetta indiscutibilmente alle fonti energetiche rinnovabili.
Due risoluzioni al riguardo sono state approvate dal Parlamento in questi ultimi mesi (relazioni Mombaur e Rothe).
In tale contesto è importante un miglior coordinamento, e forse anche una fusione gestionale, delle sezioni ricerca e dimostrazione nell'ambito di un programma "Energie non nucleari".