Liberazione, Martedi' 16 dicembre 1998, pagina 20
Europa e ricerca scientifica, in discussione il programma quadro
Italia muta e senza idee
Previsti finanziamenti per quasi 30mila miliardi
Il dicastero Berlinguer non ha contribuito al dibattito con un progetto complessivo, ne' avanzato richieste specifiche
ROBERTO GALTIERI - BRUXELLES
L'Italia vuole entrare in Europa ma decisamente non vuole averne rapporti; forse un non risolto complesso di Edipo. Anche questo governo ha accettato e imposto sacrifici economici e politici all'orlo dell'autolesionismo per farne parte ma la Donna Turrita non riesce a prendere mai in considerazione la bella rapita da Giove. E' stato trasferito e delegato potere legislativo nazionale a Bruxelles e la normativa comunitaria Ë disattesa; migliaia di miliardi, ogni anno, sono versati dall'Italia nelle casse di Bruxelles, ma solo qualche sparuta decina ne ritorna in progetti. Fondi strutturali, fondo sociale, etc. Sono inutilizzati sia da parte di aziende che dalle amministrazioni pubbliche italiane. Lo stesso accade per i fondi per la ricerca scientifica che mamma Europa chiama "Programma quadro pluriennale di ricerca, di sviluppo tecnologico". Ora siamo al quinto, la cui proposta presentata dalla Commissione (l'organo esecutivo dell'Unione; sicuramente mamma Europa per eccellenza se non fosse il braccio giuridico e politico delle confindustrie dei paesi membri) in discussione in questi giorni, prevede un finanziamento alla ricerca europea per 16,3 miliardi di ECU, poco meno di 30.000 miliardi delle nostre lire. Il programma dovrebbe iniziare a finanziare progetti dalla fine dell'anno prossimo; ma Ë palese che le imprese, le Universitý e le Amministrazioni pubbliche, continueranno, come nel passato, a non trarne alcun vantaggio significativo; si aderisce piattamente, o piuttosto si subisce il piano europeo per il futuro. NÈ il governo Prodi, come i precedenti, (Ë questa la "normalita'" dalemiana?) si Ë distinto per investigazione e progettazione del futuro anche a livello europeo; fatto ancor più grave se si considera che proprio per la definizione della politica di ricerca scientifica l'Italia aveva inviato (inutilmente) in Europa i precedenti commissari europei alla ricerca (Pandolfi e Ruberti). L'attuale dicastero Berlinguer, anche lui evidentemente affetto da complesso di Edipo nei confronti di Europa, non ha elaborato nË una progetto complessivo, nÈ avanzato richieste specifiche in tal senso alla proposta della Commissione poiche assolutamente carente di una politica di ricerca scientifica, quantomeno a livello europeo ma l'innovazione tecnologica resta un obbligo di sopravvivenza per le imprese e per le amministrazioni pubbliche per migliorare il rapporto con i cittadini. Le riunioni del CREST (l'organo tecnico dei governi dell'Unione che si occupa di ricerca scientifica) hanno registrato il mutismo dei rappresentanti del nostro Paese. Eppure le questioni sollevate dalla proposta della Commissione sono di grande portata ed indicano indirizzi politici chiari della ricerca scientifica comunitaria per i prossimi anni Ë tutta tesa all'aiuto all'industria, Ë scomparso definitivamente il suo carattere di ricerca di base e, come negli ultimi anni, di ricerca precompetitiva. Dal nostro ministero della ricerca non sono mai arrivate a Bruxelles idee e proposte. Eppure il dialogo tra i partner si Ë imperniato su assi sulle quali si Ë articolato un vastissimo e lunghissimo dibattito. La Commissione, prima di presentare la proposta definitiva, di testi ne ha scritti e discussi quasi una ventina; il CREST si Ë riunito molteplici volte per aggiungere, tagliare, modificare. Dall'Italia nessuna proposta; anzi no, una sola, purtroppo giuridicamente impraticabile: la salvaguardia del patrimonio culturale; dimenticando infatti (ah, Edipo !) che mamma Europa da sempre prevede dei fondi particolari ai quali attingere "anche" per il patrimonio culturale (per esempio il programma Urban); un obiettivo di grande civiltý e meritoria attenzione se non fosse pero' altrettanto sbagliato proporlo in questa sede. In questo caso il governo ha speso il Patrimonio culturale per riproporre uno dei vizi italici più antichi: attendere la scadenza per partecipare appieno; cosi, quando i giochi tra i vari paesi membri erano fatti, il ministero della ricerca italiano presenta infine una proposta: la copia di quella presentata dai rappresentanti inglesi: nota a pie' di pagina inclusa! Chissa' poi per quali oscure ragioni copiare proprio la proposta del governo Blair. Per affinita elettive? Si spera di no, visto che in una riunione del CREST, durante la quale gli inviati di Berlinguer facevano scena muta, il rappresentante britannico chiedeva che fosse cancellata la parola " democrazia" (verbale Crest/1208/97, allegato III del 18.6.97, pagina 18, nota 3) in merito agli scopi della ricerca sulla societa dell'informazione. (fine prima parte)
SCHEDA Il progetto Interventi dall'alto e dal basso per piacere alle industrie
Il V Programma quadro di ricerca scientifica comunitario con una dotazione finanziaria di 16,3 miliardi di ECU (circa 30.000 miliardi di lire) per 4 anni, dal 1998 al 2002, si prefigge un nuovo approccio della ricerca comunitaria. Essa non sarý nÈ ricerca di base nÈ precompetitiva, ma dichiaratamente "vuole concentrare le risorse lý dove sono efficaci e si possono tradurre nel modo migliore in investimenti". Privilegiare cioË la prossimitý della ricerca al mercato. Di fatto un aiuto alle imprese da parte dello Stato, in barba ai tanti discorsi contro l'assistenzialismo di stato il quale viene condannato solo quando distribuisce benessere (welfare) tra i cittadini.
Il Programma Ë diviso in 4 azioni orizzontali;
Prima:  Obiettivi scientifici e tecnologici 
Seconda:  Affermare il ruolo internazionale della ricerca comunitaria 
Terza: Innovare e far partecipare le PMI
Quarta: Accrescere il potenziale umano
In relazione a questa azioni che orizzontalmente coordinano i temi di ricerca, viene proposta una verticalizzazione della prima azione, la quale si scorpora a sua volta in 3 "programmi tematici" che contengono azioni chiave, molto articolate al proprio interno (vedi scheda a fianco/lato/sotto)
Scoprire le risorse della vita e dell'ecosistema
Sviluppare una societý dell'informazione di facile impiego 
Favorire una crescita competitiva e sostenibile
* salute e alimentazione 
* lotta contro le malattie virali e altre malattie infettive
* fabbrica della cellula 
* gestione e qualitý dell'acqua 
* interazione salute/ambiente 
* sviluppo integrato spazio rurale e costiero 
* sistemi e servizi per il cittadino 
* nuovi metodi di lavoro e commercio elettronico 
* tecnologie e infrastrutture di base
* il contenuto multimedia
* prodotti, processi, organizzazione 
* mobilitý sostenibile e intermodalitý 
* aeronautica
* tecnologie del mare  
* sistemi e servizi energetici avanzati  
* la cittý del domani 
Il Parlamento europeo la settimana prossima licenzierý la sua prima lettura dell'iniziativa di ricerca europea, organizzando in altro modo i programmi tematici ma non modificandone l'anima industrialista. Gli eurodeputati propongono, in alternativa alla Commissione, 4 programmi tematici redistribuendone le azioni chiave.
Per maggiori informazioni, i lettori, forniti di computer e collegamento Internet, possono visitare il sito www.its4all.com, aperto da alcuni compagni a Bruxelles,  e cliccare (scusate l'orrendo neologismo) su 'programma quadro'. Vi si potranno anche leggere le proposte introdotte dal gruppo parlamentare europeo di cui Rifondazione Comunista Ë membro, tramite i deputati Pedro Marset Campos (Izquierda Unida) e Lucio Manisco.

R.G.seconda parte
Bruxelles - Roberto Galtieri. 
Dall'assenza di politica di ricerca scientifica all'investimento nel futuro lontano: questi i due estremi della politica di ricerca scientifica del ministero di Berlinguer. Da un lato nessuna proposta politica per portare la ricerca italiana in Europa e viceversa intervenendo attivamente nell'ambito del V Programma Quadro, dall'altro l'avanzamento della candidatura italiana per la sede dell'ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor, reattore termonucleare sperimentale internazionale) che costerebbe alle disastrate casse del nostro paese la bazzecola di oltre 120.000 miliardi di lire. Andiamo con ordine. La produzione di energia dall'atomo Ë una ossessione di tutti i fisici nucleari; eminenti scienziati mondiali vi hanno riposto anni ed anni di ricerca e tutta la loro reputazione: innanzi tutto per la tecnolgia della fissione nucleare i cuiI risultati sono noti. E' stata creata, all'inizio per fini bellici, una filiera industriale; per esempio, i reattori a grafite del tipo RBMK russi (quelli di Chernobyl, ma anche quello italiano ormai dismesso di Latina) erano stati concepiti proprio in funzione della produzione di una maggiore quantitý di plutonio. In ogni caso la tecnologia della fissione nucleare per il suo pericolo intrinseco, l'elevatissimo costo dell'energia prodotta e, ad oggi, l'irrisolvibile problema delle scorie radioattive Ë ormai in via di abbandono da parte dei più, se non nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, per ragioni militari. Ma dagli anni '60, la Comunitý europea investe migliaia di miliardi per lo sviluppo di una diversa filiera nucleare per produrre energia elettrica: la fusione termonucleare. L'obiettivo era quello di poter realizzare, per gli inizi degli anni '80, i primi reattori commerciali. Mano a mano questa prospettiva si Ë andata allontanando e ora si parla del 2050 quale data possibile per la commercializzazione dell'elettricitý prodotta da questo tipo di tecnologia. Gli sforzi della Comunitý europea, leader mondiale nel settore, si sono concentrati, in particolare, nella tecnologia del confinamento magnetico per riscaldare due isotopi dell'Idrogeno (il Deuterio e il Trizio) fino ad arrivare al punto di fusione; da qui il procedimento classico per la generazione di energia elettrica: utilizzo del vapore per far girare una turbina la quale a sua volta genera l'elettricitý. La mole degli investimenti e i fallimenti continui della ricerca imposero, prima del crollo del muro di Berlino, alle quattro potenze (CEE, USA, URSS e Giappone) di congiungere i loro sforzi. E' da questa volontý comune che nasce il progetto ITER, ma in questi ultimissimi anni, via via, tutti i partner si sono defilati. Francia e Germania hanno rinunciato a proporsi quale sede di ITER: gli Stati Uniti hanno addirittura annunciato, quest'anno la chiusura degli impianti sperimentali di fusione di Princeton, licenziandone i ricercatori e si sono dichiarati comunque indisponibili ad ospitare ITER; pure il Giappone si Ë dichiarato indisponibile a tale operazione, almeno fino al 2003; dopo l'89 la Russia Ë uscita, giocoforza, di scena. Ecco allora spuntare l'Italia che propone, rincorrendo una tecnologia che ormai tutti ritengono quantomeno incerta, oltre che troppo costosa, quale sede dell'impianto una zona del mezzogiorno. Lo stesso premio nobel Carlo Rubbia ha fortemente criticato questa scelta tecnologica mettendono in discussione sia la scelta tecnologia del confinamento magnetico que l'altra possibile scelta del confinamento inerziale proponendo altre alternative.
Il GUE/NGL, il gruppo parlamentare europeo di cui Rifondazione Comunista fa parte, ha proposto, con gli eurodeputati Pedro Marset Campos (Izquierda Unida)e Lucio Manisco, una diversa politica di ricerca scientifica. Per quanto riguarda la fusione termonucleare ha proposto la cessazione di questa ricerca dirottandone i fondi al bilancio generale. Per quanto riguarda il V Programma quadro di ricerca scientifica comunitario il gruppo europarlamentare della Sinistra Unitaria Europea, tramite i suoi deputati, ha proposto nuovi indirizzi di ricerca, a partire da una valutazione dell'impatto socio-economico di ogni azione chiave in generale, a specifiche azioni di ricerca: sull'in/formazione dei lavoratori nelle filiere di tecnologie nelle quali ricercano le imprese; per il miglioramento della qualitý del lavoro; per tecnologie che consentano a tutti l'acceso con la "societý dell'informazione'; sulle nuove forme anomale in cui si presesentano eventi sismici e lo studio di nuove tecnologie per la conservazione di opere d'arte situate in zone soggette a calamitý naturale; l'informatizzazione democratica del servizio pubblico al servizio del cittadino; all'individuazione di sistemi e reti in campo turistico per l'informazione e la protezione dei consumatori; la dimensione sociale dell'acqua e il suo uso razionale; fino al mantenimento della biodiversitý e la conservazione degli alimenti
cos'È la fusione termonucleare controllata:
Ë la reazione tra due isotopi dell'Idrogeno - il Deuterio e il Trizio - che "fondendosi" in un reattore (a causa, per esempio dell'alta temperatura generata da un magnete) formano un nucleo più pesante e liberano energia. L'opposto di quanto avviene nella fissione nucleare (i reattori attualmente in uso in troppi paesi)
 
quanto Ë costata fin'ora e quanto costa:
Un pozzo senza fondo. Miliardi di ECU. Negli ultimi 5 anni, solo la Comunitý europea ha speso 895 MECU (milioni di ECU pari a circa 1.600 miliardi di lire). Per i prossimi 4 la Commissione propone di stanziare circa un miliardo di ECU (poco meno di 2.000 miliardi di lire): il 6% del bilancio totale dell'Unione (prezzi 1996).
 
quando prevedono gli scienziati che la fusione produrrý energia per il mercato?  Nel 2050
 
quanto costerý ITER? 
Ambienti scientifici legati al progetto stimano il costo a 100 miliardi di $ (oltre 160 mila miliardi di lire). Secondo un'ipotesi di lavoro del governo statunitense la costruzione di ITER costerý 10 miliardi di $ e ne occorreranno altri 10 per metterlo in funzione per un probabile periodo di 20 anni ( prezzi 1996).
Il Paese ospitante dovrý sostenere fino al 70% delle spese necessarie.
 
cos'Ë la fissione nucleare?
La scissione del nucleo di un atomo di uranio arricchito bombardato da un neutrone (o da un fotone). Durante la fissione assieme ai neutroni viene liberata una grande quantitý di energia.